Affascinata e incuriosita dalla notizia secondo cui la nonprofit OpenAI avrebbe sviluppato un modello di intelligenza artificiale – cito – talmente potente da non poter essere diffuso, ho deciso di fare un giro virtuale tra queste tecnologie per capire se davvero dobbiamo avere paura all’idea che un giorno delle macchine saranno in grado di fare scelte autonome, prendere il controllo sulle nostre vite e magari surclassare perfino le capacità creative dell’uomo.

L’algoritmo GPT-2, così si chiama quello programmato da OpenAI, è stato addestrato a prevedere la prossima parola all’interno di un set di dati di 8 milioni di pagine Web, in pratica sarebbe in grado di proseguire la scrittura di un testo sulla base dell’analisi di tutte le parole precedenti date. GPT-2 supererebbe di gran lunga gli altri modelli linguistici basati su domini specifici (come Wikipedia, notizie o libri) perché progettato per rispondere anche a input arbitrari. Il modello, si legge sul sito, è camaleontico: si adatta allo stile e al contenuto del testo condizionale. Ma, approfondendo, si comprende anche che non è esente da errori: ci vogliono alcuni tentativi per ottenere un buon campione di testo che si avvicini per qualità e coerenza a una pagina scritta da un umano (bravo a scrivere, si intende).

Con argomenti che sono altamente rappresentati nei dati (Brexit, Miley Cyrus, Il Signore degli Anelli e così via) sembra essere in grado di generare campioni ragionevoli circa il 50% delle volte. È vero anche il contrario: su tipi di contenuti altamente tecnici, il modello può avere scarso rendimento, il testo risulta ripetitivo, in contraddizione con le premesse, o alquanto surreale (ad esempio il modello a volte scrive di incendi che accadono sott’acqua). Tuttavia, le percentuali di successo lasciano prevedere che le prestazioni aumentino di pari passo alla potenza di calcolo; da OpenAI ipotizzano che presto saranno in grado di addestrare il modello a rispondere alle domande, comprendere la lettura, la sintesi e la traduzione, senza alcuna o minima supervisione, il che lascia intravedere anche diversi possibili usi malevoli del GPT2, come la produzione automatizzata di contenuti offensivi o contraffatti, tipo false recensioni per alterare le vendite sugli store come Amazon ad esempio, e ancora contenuti spam e phishing.

Insomma un problema esiste, ma allo stesso tempo appare impossibile evitare i rischi senza rallentare i progressi della IA nel suo complesso.

Meglio così, direte voi? E invece no, perché l’elaborazione del linguaggio naturale e il machine learning vengono utilizzati già da diverso tempo e hanno apportato notevoli benefici anche nell’ambito editoriale.

Senza scomodare gli esempi delle grandi Yahoo, Bloomberg, Associated Press che da qualche anno ormai hanno iniziato ad automatizzare la stesura di sommari e report per alleggerire il lavoro dei giornalisti, strumenti basati sull’intelligenza artificiale, oggi, sono alla portata di tutti:
editor per migliorare la scrittura;
analizzatori di leggibilità;
bot per la promozione e il marketing del libro;
tool per l’ottimizzazione dei metadati.

Niente a che vedere quindi con i computer che scrivono dei racconti di sana pianta, anche perché i pochi esperimenti effettuati nell’ambito della produzione letteraria parlano di testi che non suonano scritti da un umano, o almeno non da uno scrittore di mestiere.

E’ stato Stephen Marche a mostrare su Wired cosa succede quando un algoritmo aiuta a scrivere fantascienza. SciFiQ, poteva dirmi quanto strettamente ogni singolo dettaglio della mia scrittura corrispondeva ai dettagli delle mie 50 opere preferite. La comparazione avveniva a livello atomico, cioè sulla lunghezza media delle frasi, la varianza nella lunghezza dei paragrafi, i verbi per 100 parole ecc… Tutti dettagli quantitativi, ma bastano forse questi a rendere riconoscibile la voce di un autore?

Marche conclude ammettendo: “Ciò che molti scrittori e lettori considerano lo stile non è ciò che l’algoritmo considera lo stile. Normalmente, quando sono bloccato su una battuta che non mi piace, lavoro per trovare il modo giusto per riscriverla. L’aggettivo fa schifo? Ne trovo uno migliore o lo cancello del tutto. Ma, in questo caso, non è abbastanza. Se si taglia un aggettivo in un punto, è necessario inserire un aggettivo da qualche altra parte e inserire quell’aggettivo da qualche altra parte altera l’equilibrio tra lunghezza della frase, lunghezza del paragrafo, variazione della lunghezza del paragrafo e così via. È un po ‘come fare un cubo di Rubik. Risolvi una cosa, hai incasinato la parte che non stavi guardando.

Un modo di guardare questo algoritmo è come un editor. Mi costringe a scrivere una storia sulla base di linee guida; se non lo faccio bene, l’algoritmo me lo fa fare di nuovo, e ancora, fino a quando non lo faccio bene”.

Tutta la controversia nasce dall’idea che la tecnologia dell’IA si basa sull’apprendimento continuo, più dati saranno in grado di raccogliere ed elaborare gli algoritmi, più veloce ed efficiente sarà la produzione dei contenuti. Ignorare questo andamento equivarrebbe a rifiutarsi ancora di utilizzare un qualsiasi programma di videoscrittura con controllo ortografico annesso, sarebbe assurdo; se la scrittura su computer ha rinnovato e migliorato il processo creativo, capire come riuscire a padroneggiare anche queste tecnologie, non è forse la scelta più sensata?

Scrivere e pubblicare ebook con l’Intelligenza Artificiale

Jens Tröger ha raccontato su BookNet: “Molti anni fa, ho creato il mio primo ebook da zero a mano. Uno per uno, ho trascritto i paragrafi, le immagini, le tabelle, le note a piè di pagina dal manoscritto originale di Word, e con un lavoro noioso ho ripulito gli errori di formattazione e battitura. Con il contenuto strutturato, è stato quindi facile costruire l’impalcatura dell’Epub – e c’era il mio primo ebook! Era pulito e semplice, funzionava bene su qualsiasi dispositivo che ho provato. Ma le cose sono diventate noiose rapidamente, e con il terzo ebook ho iniziato a pensare di scaricare tutto il noioso lavoro sul mio computer”.

Nasce così Bookalope un classificatore AI personalizzato, che etichetta il testo con informazioni sulla struttura semantica, ad esempio “Titolo del capitolo”, “Paragrafo”, “sottolineato” e così via. Successivamente segnala o risolve automaticamente gli errori ortografici, infine impacchetta tutto in un contenitore Epub o Mobi. Fai clic su un pulsante e Bookalope fa il lavoro noioso per te.

Una volta creato l’ebook, ogni scrittore lo sa, deve farlo conoscere. Il primo passo e il più importante è inserirlo nelle categorie di genere pertinenti. Un lavoro altrettanto lungo, a volte complesso. Lo so perché è uno dei servizi che offro su Self (Publishing) Assistant, la SPA per scrittori indipendenti di Storiacontonia.com; lavoro che comporta la lettura del libro, l’analisi, l’estrazione delle parole chiave che meglio identificano la storia, ecc… Poi arriva PublishDrive, una piattaforma di self-publshing che ha sviluppato un robot, Savant si chiama, capace di leggere il contenuto del libro in pubblicazione e collegarlo alla relativa categoria BISAC. Se penso al tempo che ci metto io a individuare il modo migliore per posizionare un libro online! (Ma sto escogitando una soluzione per automatizzare il processo, perciò non perdetevi le prossime novità 😉 )

Intelligenze Artificiali per il Content Marketing

Quante volte vi sarete sentiti ripetere quanto è importante creare la propria presenza online per farvi conoscere come scrittori? Gli strumenti che vi elenco di seguito vi aiuteranno certamente velocizzare la produzione dei contenuti, senza sottrarre tempo alla scrittura dei vostri romanzi.

Lumen5 consente di creare dei video partendo da testi, articoli, post o racconti già pubblicati online. Inserisci un link è l’applicazione comincia a costruire lo storyboard, determinando in automatico la lunghezza delle scene, il posizionamento del testo sui file multimediali, le parole chiave alle quali dare rilevanza.
Lavora in modo simile anche Recast Studio.

Lyrebird può essere usato invece per creare la voce narrante di un libro, creare un avatar vocale, se non vi piace come suona la vostra voce per un podcast ad esempio. Il Custom Voice sfrutta l’IA per controllare l’intonazione, il tono e l’espressione di persone reali, tra cui alcune celebrità, per creare voci artificiali.
Se siete interessati ai contenuti audio, vi consiglio anche Narro disponibile per l’italiano.

AI Writer, infine, si può utilizzare per scrivere, fare ricerche o trovare nuove idee da sviluppare. L’applicazione crea un testo a partire da fonti o parole chiave che voi stessi avrete scelto di monitorare. L’articolo può essere modificato prima di pubblicarlo, o tradotto visto che è disponibile solo in inglese, ma considerando che anche i traduttori sfruttano l’intelligenza artificiale non sarà difficile combinare entrambi questi strumenti per aggiornare il vostro sito di contenuti sempre nuovi.
Possibili alternative sono: SigmundTalks e Ax-Semantics.

Tutela del diritto d’autore… se l’autore è una IA

Giungiamo al nodo veramente spinoso di tutta la questione: se si può dare in pasto a un bot un argomento più alcuni parametri e ottenere un lavoro completamente scritto, chi è veramente l’autore? Si commette un plagio generando un testo utilizzando l’intelligenza artificiale?
Jonathan Bailey ha scritto su PT: negli ultimi anni c’è stata un’enorme spinta ad andare oltre il tradizionale rilevamento di plagio, che cerca il testo copiato e si concentra sul riconoscimento dell’autore, come ad esempio fa Emma Identity una tecnologia basata sull’apprendimento automatico, che studia il modo in cui le persone scrivono e applica questa conoscenza per definire una paternità.

Emma usa più di 50 parametri per identificare uno stile di scrittura, partendo da un testo di 8000 parole. Testata su migliaia di testi creati da autori diversi, Emma ha dimostrato di essere accurata dell’85%.

“Potrebbe essere una delle prime volte nella storia che il lato dell’anti-plagio sia all’avanguardia sulla tecnologia”, ha fatto notare Bailey, “poiché gli stessi strumenti che vengono sviluppati per combattere l’inganno probabilmente contribuiscono anche allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Tuttavia, ciò non significa che la battaglia sia stata vinta (…) con il miglioramento della tecnologia IA, i ghostwriter automatizzati inizieranno a prendere il posto di quelli umani. Ciò solleva non solo sfide tecnologiche, ma anche filosofiche e umane. Ciò che significa essere un autore o uno scrittore potrebbe alla fine cambiare e se non siamo disposti a discuterne, allora potremmo essere colti di sorpresa”
.

Vi ribadisco la domanda, perché chi meglio degli stessi scrittori può contribuire a dirimere la questione?

Cosa significa essere uno scrittore? Cosa significa essere un autore? Che cosa succede se la scrittura AI diventa la norma come l’elaborazione di testi?
Data la velocità con cui si muove la tecnologia, iniziare a discuterne tra cinque o dieci anni potrebbe essere troppo tardi.

Scrivere con le Intelligenze Artificiali: reale minaccia o incentivo alla creatività? ultima modifica: 2019-03-16T13:32:10+02:00 da Sonia Lombardo
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