Jack Spirofsky e la satira partecipativa

Riusciamo finalmente ad avere con noi Danilo Zanelli, giornalista, animatore del blog letterario Idee per Scrittori e Twittero più creativo dell’anno, come attesta il premio ricevuto ai TeetAwards 2012.

Come tutti i vincitori si è lasciato un po’ desiderare, ma oggi è su Storiacontinua per raccontarci di un mestiere piuttosto complicato – quello del personaggio – e di come a volte da una semplice idea, può nascere un progetto collettivo, coinvolgente e divertente.

Tutto è cominciato con un blog che ho chiamato “Idee per scrittori”. Quando l’ho creato ero animato dal proposito di fare qualcosa di inedito, sperimentando nuovi linguaggi.

In campo letterario troviamo una grande varietà di proposte nei meandri della rete: blog di racconti, siti di scrittura collettiva, corsi di scrittura creativa, recensioni. Meno frequente è la satira della letteratura. Ecco, “Idee per scrittori” è partito come blog satirico, e questa peculiarità lo ha reso fin da subito un terreno fertile per la nascita di progetti folli come Jack Spirofsky.

Con la scusa goliardica di soccorrere gli scrittori da cui non si può pretendere inventiva, perché troppo affaticati dalla battitura dei loro testi, ho creato trame, incipit, finali e personaggi surreali. E nel farlo ho cercato di prendere in giro mode e stereotipi del mercato editoriale, come ha notato la scrittrice Chiara Prezzavento in una recensione. La satira si è intrecciata con la metanarrativa perché ha offerto lo spunto per una riflessione sui meccanismi del racconto. Ed è accaduto anche su @IdeeXscrittori, il mio account Twitter, creato per dare visibilità al progetto.

Su Twitter ho disseminato piccole trame, concentrando la mia attenzione soprattutto sul misterioso Jack, una figura squisitamente metaletteraria che con il tempo ha acquisito una sua specifica fisionomia. Jack, per intenderci, è un personaggio per mestiere. Uno che esiste solo all’interno dei libri. E la sua condizione è per lui fonte di grande tormento, perché sa di avere un destino segnato dalle decisioni di qualcun altro. Ma c’è di più: Twitter ha donato a Jack una dimensione che potrei definire “cooperativa” o “partecipativa”, grazie al contributo dei miei follower.

Non c’è stato bisogno di spiegare nulla sulle sue caratteristiche. Non ho mai fatto annunci come questo: “Cari lettori, oggi parte il grande gioco di Jack”. I lettori, ispirandosi allo stile dei miei tweet, hanno capito e reinventato le regole del gioco, cominciando a mandarmi trame e spunti su Jack. All’inizio era un personaggio in cerca d’autore e di storie in cui vivere. Poi ha trovato una moltitudine di autori, e molti di loro si sono rivelati umoristi di grande talento. Così è nato Jack Spirofsky, e con lui il mio sito si è arricchito. I lettori mi hanno donato un’infinità di idee, tanto che ogni settimana raccolgo le migliori in un post.

Il blog ha preso direzioni imprevedibili e sono convinto che Jack riserverà altre sorprese. Forse il suo destino è davvero quello di finire in un libro. In fondo, come ho già detto, è un personaggio per mestiere.

Chi è Jack Spirofsky.
L’uomo che sa di essere un personaggio e altre persone che non esistono. Le migliori storie dei lettori. Dai luoghi virtuali più disparati.

Jack voleva uscire da quella brutta storia. Scese riga dopo riga, si appoggiò al numero di pagina e saltò fuori dal libro
Matteo Grandi

Jack ogni domenica metteva dei fiori davanti a un cassetto. Suo fratello Rupert non ce l’aveva fatta ad essere pubblicato
Nonfaretardi

Ho capito subito che Jack nel libro sarebbe stato incazzato. Al posto dell’indice c’era il medio.
Genio78

Jack si mise negli spazi bianchi della scrittura, ma non capisco perché. Forse bisognerebbe leggere tra le righe.
Zip

Proprio quando era sul punto di mettere le mani sull’assassino, Jack inciampò su un calembour dell’autore.
Franco Sottocasa

Jack non voleva entrare in quel libro giallo. Preferiva un noir. Lo snelliva.
La luna

Jack Spirofsky non riusciva a pronunciare bene il suo cognome. Ma quando si presentava agli altri, per fortuna, i dialoghi erano scritti su una pagina.
Giulio Pignatti e l’Ideota

Jack era fiero del suo cognome: Spirofsky. Ma quando scoprì che era dovuto a un refuso dell’autore ci rimase malissimo.
Stefania Vapore

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5 risposte

  1. Nessun si può illudere che i social network miglioreranno il mondo, ma certamente lo sfrondano dalle facili illusioni che troppe parole rendono solide come lo sono solo i miraggi. Pericolose sono le parole, e quando diventano un esercito di solito finisce tutto in una rissa dove ognuna nega l’altra, ed è l’unico pregio che le parole hanno rispetto a un’occhiata di deprecazione.

  2. Questo è un buon esempio di come la cultura generale stia correndo a gran velocità verso una cultura di frammenti, di schegge, di tweet da 120 caratteri, di sms. Una società che da solida roccia, sta frantumandosi in ghiaia e sassolini. Come su Facebook, dove ognuno parla per leggersi e senza leggere. Anche la ghiaia è utile, ma ci vuole un cemento, e solide sbarre di ferro che la uniscano per farla diventare calcestruzzo e quindi nuova roccia. Dovrebbero essere gli ideali, un progetto di Mondo Migliore, ma nessuno vuole, o forse non è più in grado, di fare un discorso così complesso che non sta certo in 120 caratteri. A questo dovrebbero servire i social network, e invece…
    Invece la ghiaia si sminuzzerà ancora di più, a causa dell’attrito degli uni contro gli altri, e diventerà polvere, sterile come un deserto. E magari la useranno per fare spiagge per i ricchi.

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