Per definire la letteratura digitale, spesso ci affidiamo a questa distinzione tra letteratura digitale-nativa e letteratura digitalizzata, anche se la linea di demarcazione non è sempre chiara. Come possiamo, quindi, andare oltre nel definire le caratteristiche della letteratura digitale?

Secondo Serge Bouchardon, docente di tecnologia alla Sorbona, il modo migliore è affrontare la questione in termini di “tensione” tra le due componenti che poi contribuiscono a stabilire la specificità della letteratura digitale:

  1. uno sfruttamento del mezzo digitale, in termini di calcolo, collegamenti ipertestuali, multimediali;
  2. l’esplorazione della componente letteraria: la lingua, parole, testi, narrativa o forma poetica.

La parola tensione non significa necessariamente conflitto, ma piuttosto suggerisce la destrutturazione dell’ovvio.
La tensione tra il software e la scrittura solleva ad esempio la questione delle forme (la tensione tra i requisiti formali della programmazione e delle forme culturali e letterarie di scrittura), ma anche la questione del significato. Da un lato, un programma permette di definire in anticipo la manipolazione di unità che verranno eseguite automaticamente. D’altra parte, la scrittura può essere definita come un sistema di espressione che riflette il pensiero. Si può così identificare una tensione tra il programma (che è una manipolazione automatica di iscrizioni simboliche) e la scrittura (che è un dispositivo utilizzato per esternare memoria e pensiero). Da un lato una forma di chiusura, dall’altro la possibilità dell’espressione di significato. La sfida è quella di creare spazio per nuovi significati da un’impossibilità iniziale. Vi è quindi una tensione creativa tra la programmazione e la scrittura. Il che ci riporta all’uso dei Content Management Systems, CMS come WordPress e Drupal, che hanno dato alla scrittura digitale una nuova dimensione industriale.

Questi strumenti hanno stabilito una tensione tra l’industrializzazione delle forme e l’identificazione dei testi scritti. Abbiamo la generazione automatica dei contenuti su un lato e la singolarità dell’auto-espressione dall’altro. Ma fino a che punto può il digitale essere utilizzato per sostenere una singolarità, nel senso di una scrittura singolare?
Si può osservare che l’evoluzione delle architetture e dei linguaggi utilizzati per sviluppare siti web porta alla versatilità completa di una pagina Web. Ciò che viene visualizzato sullo schermo è il risultato di un’elaborazione continua di informazioni e non è mai esattamente la stessa da una visualizzazione all’altra o da un utente all’altro.
Ciò che è in gioco nella scrittura digitale è quindi la creazione di “variabilità significativa” (la variabilità è soprattutto la variabilità del codice informatico, basata sulle variabili nei programmi. La variabilità è anche quella della visualizzazione dei contenuti sullo schermo); questa tensione è evidenziata nelle opere di letteratura digitali. Infatti, le creazioni di letteratura digitali spesso si basano su dispositivi su ​​cui il lettore agisce, compone, costruisce.

C’è una tensione tra la contemplazione della rivelazione del significato e l’azione fisica che è richiesta per questa rivelazione. Ciò solleva la questione del gesto ed in misura maggiore dell’impegno del corpo in questa letteratura.
Che cosa può accadere quando l’utente fa il gesto di digitare una lettera sulla tastiera? Un’altra lettera può essere visualizzata o la lettera digitata può lasciare il campo di inserimento e volare via, o quel gesto genera un suono, esegue una query in un motore di ricerca, o addirittura spegne il computer – tutti esempi che possono essere trovati in opere di letteratura digitali… Da questo semplice gesto, il regno delle possibilità supera l’anticipazione insita nel gesto. A causa del l’arbitrarietà e dell’opacità della computazione, il digitale introduce un divario tra le aspettative dell’utente basate suoi suoi gesti e il regno delle possibilità offerte.

Text Rain di Camille Utterback e Romy Achituv

La tensione sull’esperienza estetica diventa una tensione sull’esperienza letteraria nella manipolazione delle parole; l’opera invita l’autore e il lettore a lavorare sulla materialità e il significato delle parole, mettendo in discussione non solo la lingua, ma anche la letteratura stessa, come per sfidare il linguaggio e seguire un percorso rivoluzionario.
Tutte queste tensioni non appaiono necessariamente con la letteratura digitale, ma sono nuovamente sollevate da essa. E’ sulla base di queste tensioni creative che la letteratura digitale può costruire la propria identità e prendere in considerazione nuove prospettive.

FONTE: “Towards a tension-based definition of Digital Literature” 2016, Journal of Creative Writing Studies: Vol. 2 : Iss. 1 , Article 6.

Letteratura digitale: verso una definizione “Tension-based” ultima modifica: 2017-04-29T13:18:48+00:00 da Sonia Lombardo
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