Vi è mai capitato da bambini di pensare chissà cosa sta accedendo nel resto del mondo in questo preciso istante? La stessa domanda deve essersela posta George Perec iniziando la stesura de “La vita istruzioni per l’uso”. Solo che lui ha ridotto il mondo ad un condominio di Parigi e l’istante al 23 giugno 1975, data in cui quello che può definirsi il personaggio principale della storia – il ricco armatore Bartlebooth – cessa di vivere.

Nove anni di lavoro e più di 500 pagine ci sono volute per fissare quel momento. Perec indugia sul dettaglio in maniera quasi maniacale – a volte snervante – e come se avesse una macchina da ripresa con cui zoomare su ognuno degli inquilini del palazzo, ne descrive caratteri, atteggiamenti, episodi del passato e perfino i gusti in fatto di mobilio. Ricostruisce le loro storie e le storie di coloro che li hanno preceduti, pezzo per pezzo come in un puzzle. Infatti, le regole del gioco da tavolo sono le stesse che animano il romanzo: ogni pezzo – così come la vita di ogni abitante del caseggiato parigino – non avrebbe senso se non all’interno di un tutto.

In questo caso ogni personaggio è indissolubilmente legato al progetto di Bartlebooth, ossia, ricomporre 500 puzzle raffiguranti altrettante marine da lui stesso dipinte, per poi tornare a distruggerli proprio nei luoghi in cui i disegni erano stati realizzati. In questa operazione perfetta, che avrebbe occupato cinquant’anni della sua vita e della quale non avrebbe dovuto rimanere alcuna traccia, Bartlebooth coinvolgerà il pittore Valèn, che gli insegnerà a dipingere, il falegname Winckler che ritaglierà gli acquerelli, tutta una serie di servitori, tra cui il fedele Smautf, e il produttore televisivo Rorschash che documenterà le fasi finali del progetto.

Ne verrà fuori un intreccio inestricabile di scelte, espedienti, casualità quotidiane, in cui ogni personaggio tenterà di mettere ordine: Valén con la su opera ultima, che altro non è che una riproduzione dell’immobile – anche lui per fissare l’attimo, un ricordo delle vite di quanti sono passati di lì quando il progresso stravolgerà ancora una volta i profili della città – Winckler ordinando le etichette dei puzzle ricevuti nell’arco di vent’anni; la signora Marcia spostando di continuo i suoi mobili d’antiquariato dall’appartamento al retro-bottega al negozio e mai viceversa, sempre imponendosi una sequenza esatta.

In conclusione, leggendo “La vita istruzioni per l’uso” non si può che rimanere come davanti ad un unico pezzo di un puzzle “isolato non significa niente [..] è semplicemente domanda impossibile, sfida opaca”. Ma non bisogna scoraggiarsi perchè, la vostra, sarà una reazione voluta dallo stesso autore: ogni vostro “brancolare, intuire, sperare” lui li ha provati prima di voi. “L’arte del puzzle” come l’arte del raccontare “inizia quando colui che li fabbrica comincia a porsi tutti i problemi che il giocatore dovrà risolvere”.

L’arte del puzzle: “La vita istruzioni perl’uso” ultima modifica: 2010-11-22T18:54:18+00:00 da Sonia Lombardo