Avrete sicuramente letto i recenti articoli che, con toni allarmistici, mettono in guardia dal leggere ebook per non diventare degli stupidi superficiali. Riportano alcuni passaggi di “Word Onscreen. The Fate of Reading in a Digital World”, saggio scritto dalla direttrice del Center for Teaching, Research and Learning dell’American University di Washington.

Dopo approfondite ricerche, Naomi Baron, è giunta alla conclusione che: “Leggere in digitale è qualcosa di ben più complicato di un semplice cambio di supporto”.

Non proprio una novità sensazionale. Sappiamo che sebbene siano cambiati i supporti e le modalità di distribuzione dei libri, le abitudini di lettura faticano a cambiare. L’oggetto libro – la sensazione di possederlo, di poterne sfogliare le pagine – cattura e stimola la nostra attenzione, più di quanto faccia un ebook.

Nonostante le argomentazioni su quando i testi arricchiti di contenuti interattivi possano essere di maggiore interesse, ad esempio nello studio, in realtà non sono stati ancora capaci di scardinare il modello classico.

“Agli studenti viene offerto un universo frammentato di micro-testi”, sostiene la Baron “testi brevi, da scorrere per cercare informazioni specifiche o per approfondimenti e non troppo complessi, adatti a una lettura usa e getta”.
“Se al libro di scuola si può accedere con lo stesso strumento utilizzato per Facebook, lo studente paragonerà il libro ai social network e a tutte le altre app”.

I libri digitali non sono ancora considerati una categoria a sé, perché pochi autori e ancora meno gli editori, sono riusciti a migliorarli in modo significativo, in un modo che rafforzi il coinvolgimento dei lettori e l’attenzione al testo.

Per fare questo salto di qualità si dovrebbero produrre, non solo nuovi titoli, ma anche piattaforme su misura. Non è facile né a buon mercato, motivo per cui la maggior parte degli editori si sono dimostrati riluttanti nell’investire in questo genere di prodotti.

Ma non è detto che debbano esserlo anche gli autori: è vostro compito migliorare gli ebook.

warner Esistono tutte le tecnologie per farlo, e se non si hanno abbastanza competenze tecniche, tutti i mezzi (co-working, crowdsourcing, marketplace virtuali) attraverso cui reclutare professionisti capaci.

Superato questo primo ostacolo, ogni scrittore che voglia produrre un ebook di valore, deve tenere conto di 3 principi basilari:

il testo prima di tutto

In un libro digitale è possibile inserire giochi, video e animazioni. Purtroppo, tutti questi miglioramenti non fanno che distrarre il lettore dalla storia. La lettura è ancora oggi il mezzo più potente per entrare in contatto con la nostra immaginazione. Gli ebook avanzati devono offrire tutti i benefici del digitale affinché sia l’universo narrativo, creato dall’autore, a prendere il sopravvento.

Un’offerta coerente

Quando si acquista un prodotto, ci si aspetta un certo risultato. Quando si acquista un ebook non si può essere sicuri ciò che si andrà a ricevere fino a dopo l’ acquisto. Per risolvere questo problema è importante fornire risultati coerenti. Si può rendere disponibile l’anteprima di un capitolo o un booktrailer, ma poi è necessario che ci sia coerenza tra quanto è stato saggiato e l’effettiva esperienza di lettura.

Non smettere di sperimentare

La chiave è provare a determinare cosa può funzionare per i lettori moderni, continuamente stimolati da nuove offerte di intrattenimento super – iper – multimediali. Creare esperienze di lettura migliorate – per tornare al saggio della Baron – in cui giudicheremo irrilevanti lunghezza e complessità.

Se l’ebook ci rende superficiali: 3 principi per migliorarne la qualità ultima modifica: 2015-05-21T19:25:52+00:00 da Sonia Lombardo
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