Wow Sonia belle ste storie che si modificano passando da un lettore all’altro, che cambiano continuamente direzione, però, quand’è che allora finisce veramente una storia?
Ve lo stavate chiedendo? No?
Va be’ è uguale, me lo sono chiesta io leggendo un post di Richard Ridley, su CreateSpace, in cui racconta di aver ricevuto tantissime critiche negative dopo la pubblicazione dell’ultima puntata della sua serie, perché il destino di uno dei personaggi principali era rimasto in sospeso e il libro successivo sarebbe uscito solo a distanza di un anno. Cosa ha fatto, quindi, Ridley? Ha iniziato a pubblicare anticipazioni sul suo blog riguardanti proprio quel personaggio, ha registrato letture su Youtube e le ha rilanciate su Facebook e Twitter, e così via, fino al giorno della pubblicazione. In questo modo è riuscito a espandere una sotto-trama del libro e ad esplorare più a fondo il personaggio, raccogliendo i feedback del pubblico.

Le possibilità e le potenzialità sono infinite, dice Ridley, ma aggiunge anche che il compito di uno scrittore è quello di raccogliere le innumerevoli trame che possono dipanarsi dal punto iniziale di una storia per condurle verso un’unica direzione, trovando quell’elemento nascosto che le lega tutte insieme.

“Non è solo questione di impacchettare la storia per rendere i lettori felici. Come autore voglio creare un finale che faccia venire la voglia ai lettori di saperne di più sul mio conto, che li spinga ad andare su Internet alla ricerca dei miei altri titoli. In breve, credo che il finale del libro è quasi come il gancio per pubblico”.

E come si fa a creare un finale che trasforma un lettore occasionale in un vero fan?

Caratteristiche di un buon finale

La conclusione di un racconto dovrebbe suonare inevitabile, la più logica conseguenza degli eventi raccontati in precedenza, in armonia con il genere e il contesto in cui si svolge la storia.

Il lettore dovrebbe sentire che ne è valsa la pena, non può voltare l’ultima pagina dicendosi “sì be’ e allora?”. Il personaggio dovrebbe affrontare un degno avversario o comunque realizzare qualcosa di forte impatto, che abbia un effetto enorme sulla storia e di conseguenza provochi una qualche reazione in chi la legge.

Il cerchio deve chiudersi, un degno finale dovrebbe fare da eco a quanto riportato all’inizio della storia, un dettaglio che sembrava banale e che invece si rivela essere decisivo per la conclusione; il classico principio della Pistola di Cechov, che da la sensazione al lettore di aver compiuto un cammino.

Tutte queste caratteristiche non implicano che ogni racconto debba per forza chiudersi con vissero felici e contenti. Non sempre ogni conflitto deve risolversi e l’eroe ottenere la sua ricompensa. Ad esempio, uno dei più grandi romanzi contemporanei, il più grande per quanto mi riguarda, in tutti i sensi, Infinite Jest – più di 1300 pagine tra testo e note – non ha una fine, ma una profondità che, credetemi, dopo averlo letto, difficilmente riuscirete a trovare in un altro libro.

Ma nel Libro Infinito non c’è una fine perché, asserì Wallace, una fine possa essere proiettata dal lettore da qualche parte oltre la cornice. “Se non ti capita di osservare questa convergenza o proiezione, allora il libro non ha funzionato con te”.

Il che è perfettamente logico per un romanzo postmoderno. Però questo l’ho capito dopo, quando appunto ossessionata e un po’ incazzata con un autore che prima ti fa innamorare dei suoi personaggi e poi ti lascia in sospeso, ho iniziato a leggere altri testi, biografie, siti web… Ero diventata una fan di Wallace, perché Wallace mi aveva sfidato.

3 Tipi di finale per sfidare il lettore

Colpo di scena – si scopre una verità insospettabile che getta nuova luce sull’identità di un personaggio o la natura degli eventi raccontati. Fight Club è l’esempio più calzante.

Finale aperto – il conflitto è già stato affrontato, gli eventi hanno ritrovato un loro ordine, ma nei paragrafi finali si lasciano una o più domande senza risposta, come ad esempio in… vi ho già parlato di Infinite Jest?

Il ponte – qui la storia trova una conclusione chiara e semplice, ma si intravede lo spazio per un seguito e quindi si lascia un piccolo indizio su ciò che avverrà. E’ l’espediente utilizzato in qualsiasi serie.

Non necessariamente dovrete scegliere il tipo di finale che ritenete possa piacere di più ai lettori, ma quello che pensate si adatti meglio al vostro stile e alla storia che state scrivendo. Inutile sottolineare che è meglio evitare espedienti banali, tipo la santa provvidenza che arriva a risolvere magicamente ogni problema, o cose come “Oh era tutto un sogno!”.

Vi consiglio di leggere il post di Giulio Mozzi, “Le dieci più tremende frasi di chiusura che ho incontrate nel mio lavoro di lettore di inediti”, che vi aiuterà a capire se avete trovato la giusta conclusione per la vostra storia, ma in generale, se vi accorgete che dovete spiegare troppo, che il vostro personaggio deve dare una lezione di dieci minuti per mostrare quanto è brillante, allora state sbagliando qualcosa. Se c’è una morale o un messaggio da comprendere, alla fine, dovrebbe essere immediatamente evidente, senza troppo filosofare.
Non vi pare?

Dove finisce una storia: 3 tipi di finale per un romanzo interattivo ultima modifica: 2017-05-13T09:47:17+00:00 da Sonia Lombardo
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