Via BookRepublic.it

Questo articolo, della scrittrice americana Kristine Kathryn Rusch, tradotto da Letizia Sechi per il blog di BookRepublic, elenca una serie di competenze di cui dovrebbero dotarsi gli scrittori per sopravvivere ai cambiamenti in atto nell’editoria.
A tratti potrebbe sembrare dissacrante la critica all’autore vecchio stile, che attende l’ispirazione, attento più all’arte che al profitto. Ma il quadro delineato dalla Rusch, rispetto all’attualità con tutto il suo bagaglio di tecnologie, risulta molto realistico.

Fateci sapere cosa ne pensate, dopo aver letto “Di cosa ha bisogno uno scrittore per sopravvivere ai cambiamenti nell’editoria”:

Flessibilità

Gli scrittori che hanno bisogno che le cose stiano semplicemente come stanno, che devono seguire alla lettera ogni singola regola, non riusciranno a farsi largo in questo ambiente. Il mondo dell’editoria si sta spostando, in molti casi ogni giorno, e bisogna essere persone flessibili per sopravvivere.

Queste persone devono essere in grado di cavalcare il cambiamento. Ma per farlo bene, avranno bisogno di esserne consapevoli, e dovranno essere in grado di muoversi quando si presenteranno le giuste opportunità. Non tutte le mosse saranno di successo, ma gli scrittori che provano e sbagliano avranno più fortuna di quelli che si attaccano alle cose come stanno e non sperimentano affatto.

Pensare al futuro

Gli scrittori che sopravviveranno avranno bisogno di guardare avanti. Dovranno valutare costantemente nuove tecnologie, nuove opportunità e nuove sfide. Questo ci riporta alla flessibilità perché, dal momento in cui le cose stanno cambiando, lo scrittore deve desiderare di sperimentare cose nuove. Ma lo scrittore non può fare completamente il salto in qualcosa di nuovo senza prima testarlo. Avrà bisogno di essere capace di stimare il rischio di ogni nuova cosa senza compromettere la sua intera sussistenza. Qualche volta significherà lavorare nel vecchio sistema mentre si cerca di passare al nuovo. Qualche volta significherà provare una serie di diversi fornitori di tecnlogia per lo stesso tipo di prodotto. E qualche volta vorrà dire che lo scrittore dovrà aspettare fino a che il mercato non si sposti ancora un po’ prima di fare la sua mossa.

Se non siete capaci di intuire il futuro dal presente allora cercate persone che lo siano. Leggete i loro blog, ascoltate i loro consigli e poi fate ciò che è meglio per voi.

Buon senso negli affari

Gli scrittori che non capiscono gli affari prenderanno delle fregature nel nuovo ambiente dell’editoria. Durante tutti i periodi di grandi cambiamenti in un’industria, le persone che capiscono come funzionano gli affari se la cavano molto meglio di quelli che ci lavorano soltanto. È persino meglio se lo scrittore capisce i modelli seguiti dalle start-up, cosa accade nelle bolle, come funzionano i cicli di espansione e frenata del mercato. Più conosce la storia di quel settore, meglio ne verrà fuori, dando per inteso che quella storia non lo renda né troppo conservatore né troppo incline all’azzardo.

Se capite i modelli del business, allora potrete capire i cambiamenti che si muovono intorno a voi. E non imparate un modello. L’editoria può imitare la televisione in un senso e l’industria della tecnologia in un altro. Quindi imparate i cambiamenti nelle altre industrie, a partire dai loro esordi. Leggete, imparate, pensate. Imparate a pensare come un uomo d’affari, non come “sono un artista, per favore prenditi cura di me”.

Spirito imprenditoriale

Lo scrittore che sopravviverà avrà bisogno di più che il buon senso negli affari. Dovrà riconoscersi come imprenditore. Per quelli di voi che non sono completamente sicuri di cosa io intenda con questo, un imprenditore è una persona che fonda e finanza un’azienda per profitto. Questi sono i due punti chiave nella definizione. Un imprenditore fonda un’azienda commerciale per profitto.

I giorni in cui un artista senza alcun buon senso negli affari poteva vivere da scrittore sono finiti [..] Quelli che vivranno del loro scrivere, conservando una carriera, e forse diventeranno ricchi saranno quelli che conoscono il business. Quegli “artisti” che scrivono un libro ogni cinque anni avranno bisogno di una altro lavoro per il resto delle loro vite, sempre che il libro venga mai pubblicato. E anche se quel libro divetasse un bestseller, gli “artisti” non capirebbero in che modo funzionano i contratti e gli aspetti economici. Non faranno soldi dai loro bestseller ma gli agenti, i manager, e le aziende che si occupano degli aspetti digitali diventeranno ricche sul lavoro che gli “artisti” producono. Perché gli agenti, i manager e quelle aziende diventeranno ricche? Perché conoscono il business e hanno una leva finanziara per trasformare centinaia di libri in milioni di dollari. Queste persone non si preoccuperanno degli “artisti” eccetto che per sfruttarli. E se gli “artisti” rifiuteranno di imparare il business, saranno quelli che subiranno lo sfruttamento.

Quindi lo scrittore con spirito imprenditoriale capirà, anche con l’intuito, che lui stesso è a capo della sua carriera. Ogni cosa che scrive promuove il suo marchio. Se scrive sotto pseudonimo, quello pseudonimo è il marchio, il brand. Se scrive sotto una dozzina di pseudonimi, ognuno di essi è un marchio. Quei marchi sono tutti parte dell’azienda personale dello scrittore, che ne è a capo.

[..]Troppi scrittori guardano agli editori come se fossero i loro mecenati anzi che i loro partner in affari. Gli scrittori che sopravviveranno in questo nuovo mondo capiranno che stanno lavorando in un sistema commerciale, costruito per creare profitti, e si comporteranno di conseguenza.

Che vi piaccia o no, scrittori, vivete e lavorate in un sistema capitalista, e il votro prodotto, la vostra arte, i vostri romanzi, devono piacere a un buon numero di lettori per poterne trarre profitto.

Il nuovo sistema farà calare le dimensioni del pubblico di cui uno scrittore ha bisogno per sopravvivere. I profitti che un autore fa quando lavora da solo sono grandi abbastanza che non ha bisogno di vendere 50.000 copie dei suoi romanzi per sopravvivere, ne bastano 5.000 e vive dei suoi guadagni.

E questa, per lo scrittore con buon senso negli affari e spirito imprenditoriale, è una buona cosa. Ironicamente, quelli che beneficerebbero di più di questo – gli artisti che vogliono scrivere adorabili e complessi romanzi senza un gran potenziale di vendita – non ci proveranno nemmeno. Saranno divorati dal sistema, lasciando tutta l’innovazione nella prosa, nello stile e nella narrazione allo scrittore/imprenditore.

Il che non è una sorpresa, in realtà, perché gli imprenditori sono a capo dell’innovazione in questo paese fin dall’inizio della Repubblica, più di 200 anni fa.

Quindi… dal momento che parliamo di mestiere, andiamo oltre e guardiamo a quegli elementi del mestiere che permetteranno allo scrittore di sopravvivere in questo nuovo ambiente.

Scrivere veloce

Sì. Tutto quel mito della scrittura lenta è stato creato per chi scrive lentamente, così da poter funzionare nell’ambiente editoriale degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. In altre parole, la Grande Editoria non sapeva come pubblicare uno scrittore che produceva più di un libro all’anno. Il sistema (a quei tempi) non riusciva a far fronte al costo di metter fuori più di un libro dello stesso scrittore nello stesso anno. Le librerie erano più piccole e avevano uno spazio a scaffale più limitato. (Era prima delle grandi catene.)

[..]tutto questo è cambiato a partire dagli anni Novanta. A quel tempo, le librerie megastore hanno fatto la loro comparsa, con tutto il loro enorme spazio a scaffale, e insegnato agli scrittori di romance a scrivere quattro o cinque libri di genere all’anno.

Capirete che tranne che per quei trent’anni, i nostri migliori scrittori (quelli che continuiamo a leggere, come Shakespeare e Dickens) scrivevano veloci.

Quindi ecco il mestiere. Perché scrivere veloci funziona a livello di business? Pensate dal punto di vista del lettore. Ha appena finito di leggere Il miglior romanzo d’America di Gran Scrittore. Ora vuole leggere il prossimo libro di Gran Scrittore. Quindi va in libreria o su Amazon.com o accende il suo ereader e prova a cercare un altro suo libro.

E non c’è.

Gran Scrittore ha passato tutto l’anno a promuovere Il miglior romanzo d’America. Poi ha passato due anni a scrivere Un altro miglior romanzo d’America. Il secondo libro viene pubblicato tre anni dopo il primo. A quel punto, il lettore ha iniziato a leggere un altro scrittore, che ha una backlist. Si è anche dimenticato dell’esistenza di Gran Scrittore.

I lettori vogliono leggere più libri dei loro autori preferiti, non meno. E loro stessi promuoveranno il vostro lavoro per voi, semplicemente ordinando il vostro prossimo libro. L’algoritmo dell’editoria online vi avvisa che “i lettori che hanno comprato questo libro” hanno comprato anche questo, quello e quell’altro. Se lo scrittore ha solo un libro, questo-quello-e-quell’altro sono di altri scrittori.

Se lo scrittore ha scritto più libri, è possibile che i libri consigliati siano dello stesso autore… portando i lettori ai suoi lavori perché quell’autore ha molti titoli pubblicati.

Qui l’articolo integrale.

Come sopravvivere ai cambiamenti nell’editoria ultima modifica: 2011-05-04T19:57:26+00:00 da Sonia Lombardo
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