Finalmente, dopo tanto cercare, le ho trovate: si chiamano Daniela Barisone e Marika Davoli (anche se non è così che si fanno chiamare in Rete) sono il primo collettivo di scrittura al femminile in cui mi è capitato di imbattermi da quando Storia Continua è online. Daniela e Marika sono autrici di “Automatismo Meccanico”, romanzo steampunk pubblicato prima sul blog omonimo, poi, su Ebookingdom.net e, infine, anche in formato cartaceo con Lulu.com. Ammetto umilimente che prima di conoscere loro non avevo la minima idea di cosa fossero stempumk, slash e fanfiction, quindi, intervistarle è stato molto istruttivo, oltre che divertente. Ecco come hanno risposto alle nostre curiosità:

Innanzi tutto una breve presentazione. Chi è Daniela e chi è Livin?

D: Daniela aka queenseptienna nel web è una donna di 24 anni (non diciamo che ne faccio 25 il mese prossimo) principalmente dedita al flame. No, non è vero, in realtà viene prima la scrittura, ma la prima risposta era meglio. Nasco come scrittrice di fanfiction verso il 2007, perché tutto quello che ho scritto prima è da cestinare senza pietà alcuna. Nel giro di quattro anni mi sono stabilizzata, ora scrivo quasi solo ed esclusivamente slash (storie a tematica omo, in alcuni casi anche omoerotica), con qualche eccezione che però mi scombussola abbastanza. Ovviamente le fanfiction sono il mio primo amore e non le abbandonerò mai (anche perché sono senza impegno e mi tengono in allenamento).

L: Marika Davoli, Livin Derevel è una povera illusa che vorrebbe diventare scrittrice, ci sta provando ma la strada è lunga, veramente lunga… Scrive a tempo perso cercando ancora la sua strada, sperando che la porti un poco lontano da qui. Ha la fissa dei cantanti, quindi le sembra ovvio molestarli con fan fiction al limite dell’impossibile. Però lei si diverte un sacco! Non scrive secondo uno schema, senza scalette di sorta, quello che viene viene, come dettato dall’ispirazione del momento. Le piace spaziare per ogni genere e scrivere di personaggi particolari, alle volte cose normali, anche se più spesso no. Da quando è alle superiori sogna di diventare l’Oscar Wilde del ventunesimo secolo.

Come vi siete ritrovate a scrivere insieme?

D: Tramite EFP. Io non frequenatavo più quell’archivio ormai da tempo, ma non trovavo nessuno che scrivesse ff sul mio gruppo musicale preferito (o meglio, c’erano, ma mi disgustavano). Così un giorno una mia amica (anche lei conosciuta via web) mi consiglia una fanfiction scritta appunto da tal Livin Derevel. Inutile dire che ne divento ben presto fan perché adoro come scrive, è tutto il contrario di me! Per cui prendo coraggio e la contatto, iniziamo a parlare e la invito sul mio forum laboratorio che uso esclusivamente per la scrittura di gruppo. Iniziamo a scrivere fanfiction insieme e poi ne nasce anche una solida amicizia.

L: Ci siamo conosciute sul web grazie al fandom dei Green Day (loro non avrebbero voluto quest’unione, ne sono certa!), ma così è, ci siamo messe in contatto e dopo poco siamo diventate amiche (una marea di interessi in comune… Soprattutto lo slash!) e quasi senza accorgercene ci siamo trovate a scrivere la nostra prima fan fiction insieme, Cenerentola, in cui abbiamo dato il meglio di noi!

La vostra di può definire una scrittura collettiva? Quali sono le dinamiche del vostro processo creativo?

D: La base del nostro metodo di scrittura è un po’ particolare: io avevo un forum dedicato allo slash in cui ho creato dei laboratori dove gli utOnti potessero lavorare alle loro ff direttamente online e avere pareri e consigli in diretta e magari trovarsi qualcuno con continuare la storia. Il forum poi ha chiuso e ne ho creato un’altro solo per me ed altre cinque persone, una sorta di catena di montaggio privata.
Si parte con l’idea di cui si discute brevemente, si scelgono i protagonisti e poi si inizia la storia. La regola è NO TRAMA, ovvero nasce per caso, come un albero che si ramifica. Capita spesso che si inizia in un modo e si finisce in tutt’altro. Per esempio, per “Bite Hard”, che abbiamo appena ultimato e sto revisionando, ho dato un minimo accenno a Livin di quello che volevo e quello che è nato è fantastico (almeno per me). Per “Automatismo meccanico” invece va diversamente, fino al capitolo 10 è interamente scritto da me, la mano di Livin si inserisce negli ultimi tre capitoli (e si vede).

L: Sì, si può dire che la nostra sia scrittura di gruppo! Quando vogliamo iniziare una nuova storia naturalmente dobbiamo decidere un fandom, o nel caso di un’originale, una sorta di specchietto dei personaggi, che poi si diramerà col tempo. Prima parliamo un po’ della trama che vorremmo svolgere, poi una delle due inizia con il primo paragrafo, e la storia segue il suo corso, senza troppe forzature, mischiando le sue alle mie idee.

Cos’è Automatismo Meccanico?

D: Sono sempre stata molto appassionata sia di steampunk, che di fantascienza. “L’Uomo Bicentenario” di Asimov mi ha colpita sin dall’infanzia e ho sempre desiderato poter scrivere qualcosa che avesse come protagonista un robot, ma che ne evidenziasse l’io interiore. Quando iniziai a scriverlo, nasceva come pseudo fanfiction. Se leggete in fondo al libro scoprirete come è nato e chi dovete maledire per questo.
In ogni caso desideravo ardentemente mischiare i due generi e poi volevo darmi al romantico, siccome era un periodo particolarmente difficile per me. Quindi ho riversato dentro Automatismo Meccanico tutta l’ironia e il sarcasmo di cui ero capace, per poi mettere anche la sofferenza. Lo sento molto mio ed è la prima volta che mi capita, come ad esempio non mi era mai accaduto di scrivere il finale piangendo.
Automatismo Meccanico è una storia d’amore dolceamara, se sapete andare oltre allo slash (se non vi piace), perché alla fine Billie non è un uomo, anche se ne ha l’aspetto.

L: Automatismo Meccanico è un romanzo steampunk di cui sono entrata a far parte per caso (d’altronde io sono sempre per caso), non avevo mai scritto steampunk prima d’ora, quindi mi sono detta che era il caso di provare.
E’ una storia d’amore fuori dagli schemi (non sia mai che noi due facciamo qualcosa di normale! XD), che vede come protagonisti due esseri appartenenti a due livelli diversi e inconciliabili della società di quel tempo, una specie di favola rivisitata dal sapore amarognolo, con un finale non immediatamente accessibile.
E’ una storia senza pretese che però sa di sincerità, con un pizzico di eccentricità che non guasta.

Che futuro auspicate per il vostro romanzo?

D: Gli auguro di trovare un editore che non sia Lulu! Glielo auguro, ma non lo spero, perché chi vive sperando… ok, è un brutto detto.
Seriamente, sarei felice se qualche editore lo notasse (in realtà non l’ho mai mandato a nessun editore e non so il perché a dire il vero, forse perché lo avevo anche pubblicato online e non era più una povera vergine da sacrificare all’altare del successo) e decidesse di inserirlo nella propria linea editoriale, ma più di tutto vorrei solo che rimanesse quello che è: qualcosa che vi faccia ricordare l’amore e di noi che lo abbiamo scritto.

L: Ho imparato a non auspicare mai un bel niente su quel che si scrive, perché i lettori e i critici sono così variegati e bizzarri che non si può mai sapere quale sarà il loro giudizio complessivo, spero solo che apprezzino la genuinità con cui è stato scritto, e che magari si lascino trasportare in un’Inghilterra alternativa per qualche ora. Se poi qualcuno deciderà che sarà il suo romanzo steampunk preferito, ben venga!

“Automatismo Meccanico”: lo steampunk collettivo ultima modifica: 2011-02-17T12:52:52+00:00 da Sonia Lombardo
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