Kurt Vonnegut propose una tesi di laurea con cui sosteneva che le storie hanno forme che possono essere riportate mediante grafici e che “la forma delle storie di una società sono interessanti quanto la forma dei suoi vasi o delle punte di lancia.” Anche se l’idea fu respinta dall’Università di Chicago, Vonnegut l’ha ampliata suggerendo che, un giorno, i computer potessero essere in grado di modellare la forma delle storie, cioè, il loro andamento.

“Non c’è alcun motivo per cui le forme di semplici storie non possano essere inserite in computer”

Ispirato da questa tesi il prof. Matthew Jockers, dell’Università del Nebraska, ha deciso di sviluppare un sistema per estrarre dalle narrazioni gli archi tipici delle trame, con lo scopo di capire meglio com’è costruita la narrativa.

“Di solito ai corsi di letteratura”, spiega, “si studia la fabula per ricostruire gli eventi di una storia in ordine cronologico. Ci auguriamo che questa ricostruzione della fabula ci aiuterà a capire l’esperienza dei personaggi, la storia di base, ecc… Quando studiamo la syuzhet (termine coniato dal formalista russo Vladimir Propp), non siamo tanto preoccupati dall’ordine degli eventi, ma specificamente interessati al modo in cui l’autore presenta tali eventi ai lettori e quindi anche dal flusso, o traiettoria, della narrazione”.

Jockers ha così messo in relazione le fluttuazioni del tono dei romanzi con le fluttuazioni di sviluppo delle trame, su dei grafici in cui l’asse “x” rappresenta il progresso della narrazione in percentuale e l’asse “y” la valenza emozionale delle parole.

Questo approccio matematico alla narrativa sfata il luogo comune secondo cui c’è qualcosa di inimitabile nell’impresa del narrare e che la vera letteratura è libera da confini, mentre le trame bene architettate mirano solo ad attrarre il grande pubblico. Ideare una trama accurata è di per sé una forma d’arte e ciò che rende così tanta letteratura noiosa è proprio l’assenza di trama intesa, secondo i parametri di Jockers, come flusso e movimento di emozioni.

In questo senso, anche “Aspettando Godot” descritto come “un gioco in cui non accade nulla, per due volte,” presenta invece un plot ricco positivamente di inseguimenti, esplosioni di suono, triangoli amorosi incestuosi.

Mettete a confronto, ad esempio, il “Codice Da Vinci” con “Meridiano di sangue” di Cormac McCarthy.

Dan Brown non lascia mai la trama diventare troppo problematica.

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McCarthy indugia nei regni delle emozioni negative in tutto il testo.

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Il che suggerisce che la trama di un romanzo è più legata allo stile dello scrittore, che al porre sistematicamente degli ostacoli davanti ad un personaggio.
Lo stesso Vonnegut ha ammesso che la forma dell’Amleto era più o meno una linea piatta, ma comunque brillante.

Cosa distingue una buona trama? Ce lo svelano i computer ultima modifica: 2015-02-26T16:55:25+00:00 da Sonia Lombardo