Via Collettivo di scrittura XOmegaP.

Sbagliereste a pensare a XOmegaP come un progetto sempre e comunque animato da “magnifiche sorti progressive” (né a noi piace descriverlo in questo modo). E’ piuttosto come un vulcano, a volte erutta, nel nostro caso creatività, altre volte per un certo tempo si mette a dormire, ma anche quando sgorga la creatività è sempre magmatica e insidiosa da incanalare.

Il progetto Mutazioni non ci aveva lasciati soddisfatti, data la facilità con cui avevamo piazzato la nostra prima antologia, pensavamo che per la seconda, che ritenevamo più ricca sia come contenuti che come collaborazioni, sarebbe stato almeno altrettanto facile. In realtà non era stato così. Avevamo faticato a trovare un editore, la promozione era stata difficoltosa e le (invero poche) recensioni non entusiastiche.

Insomma, tra di noi serpeggiava un certo scoramento, eravamo partiti in sei e a un certo punto ci trovavamo ad essere quasi più quattro che cinque. Non dovete però pensare che questo abbia comportato tensioni o litigi. Xomegap non è mai stato un progetto dai confini ben definiti. Ciascuno aveva sempre dato il proprio contributo liberamente, dedicando al progetto più o meno energie, a seconda dell’ispirazione e del tempo a disposizione. Qualcuno la chiama “politica della porta girevole”.

Certo questa democrazia quasi anarchica ha anche un rovescio della medaglia: spesso le scadenze sono state un problema e a volte progetti iniziati sono finiti nel nulla. Insomma era la fine del 2008, e noi ci trovavamo un po’ in un impasse. Nessuno aveva il coraggio di dirlo chiaramente ma Xomegap si stava impantanando; il blog veniva aggiornato raramente e quasi mai con nuove storie. Anche se non ne abbiamo mai parlato, credo che più di uno di noi si sia chiesto se non fosse il caso di sciogliere ufficialmente il nostro sodalizio.

Invece, un po’ come accade per certe aziende in crisi, decidemmo che anziché mollare, era il momento di rilanciare: così, gettato il cuore oltre l’ostacolo, ci buttammo a capofitto in una sfida di proporzioni epiche. Era chiaro che il romanzo collettivo fosse l’esito ultimo del nostro sodalizio, ma nessuno aveva ancora osato proporlo. I progetti Hopeless e Open Book avevano già messo in luce alcune delle difficoltà che ciò avrebbe comportato: non bastavano i tratti generali di un’ambientazione, non bastava un canovaccio. Il progetto Hopeless, ambientato in un night club, reggeva grazie al fatto che i personaggi non interagivano tra loro, che non c’era una scansione temporale né una trama univocamente sviluppata e comunque già quell’ambientazione unica e spazialmente limitata creava problemi: un occhio attento poteva vedere chiaramente le discrepanze.


Accettare la sfida di “Finisterra” significava creare non una stanza, ma un mondo tutto nuovo con una sua geografia e storia. E per di più un mondo fantasy di cui andava deciso univocamente anche, ad esempio, il livello tecnologico e i confini magici. Tutto questo all’interno di un romanzo classico con personaggi che avrebbero interagito con dinamiche complesse e in cui era necessario scrivere non ciascuno la propria storia, ma tutti la stessa storia: una storia in cui ogni singolo dettaglio si tenesse, sufficientemente omogenea dal punto di vista dello stile da poter essere letta con piacere e che, scommessa delle scommesse, fosse persino appassionante.

E infine una storia che non si limitava a un libretto di centocinquanta, duecento pagine, ma si proponeva di diventare un’intera saga, di almeno un migliaio di pagine.

Era una sfida talmente enorme che toglieva il fiato solo a guardarla da lontano, eppure noi con una certa incoscienza venata di follia decidemmo di accettarla. Se la sfida era rilanciare o abbandonare la lizza, noi avevamo rilanciato per bene, c’era solo da sperare che non avessimo fatto il passo più lungo della gamba.

Sono passati quattro anni e l’esperienza di Finisterra è ormai a campo vinto. La casa editrice Domino ci ha messo sotto contratto per l’intera trilogia. Il primo libro è uscito, il secondo abbisogna ancora di qualche minimo ritocco ma uscirà a fine anno, il terzo lo stiamo tutt’ora scrivendo ma è già ampiamente definito nelle sue linee generali. Quindi sul finire del 2013 o al più tardi all’inizio del 2014, la trilogia di Finisterra sarà interamente consegnata alla storia…

Non perdetevi la prossima settimana gli “Appunti per i pazzi che volessero intraprendere il cammino di XOmegaP”

Come si scrive un romanzo collettivo: la politica della porta girevole ultima modifica: 2012-09-05T18:13:07+00:00 da Sonia Lombardo
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