Vivere nella Storia, sostiene Pereira

Pereira è un uomo sopra i sessant’anni e sovrappeso. Ossessionata dalla morte della sua amata moglie. Un uomo che si nasconde dietro l’alibi della letteratura: lasciato, infatti, il suo mestiere di cronista, Pereira assume la direzione della pagina culturale del Lisboa, giornale locale portoghese; una buona scusa per non doversi più occupare dei gravi fatti che affliggono il Portogallo durante gli anni di regime salazarista – periodo in cui Antonio Tabucchi sceglie di ambientare il suo romanzo, Sostiene Pereira, una testimonianza.

Il nostro uomo, disfatto dalle troppe omlette e limonate dolci in cui affoga tutta la sua frustrazione, si scontrerà poi con una nuova generazione di portoghesi: l’apprendista giornalista Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta. Due giovani idealisti che, per quanto sprovveduti, sono pronti ad appoggiare la causa repubblicana spagnola a costo della loro stessa vita.

“Noi non facciamo la cronaca, dottor Pereira, è questo che mi piacerebbe che lei capisse, noi viviamo la Storia”.

E Pereira, capisce. Perchè il personaggio ricostruito da Tabucchi, è un uomo che lotta con se stesso per tenersi al sicuro dagli eventi – sente le goccioline di sudore che gli rigano la schiena quando sa che sta per lasciarsi scappare qualche parola che lo metterà nei guai – ma alla fine non può fare a meno di dire liberamente ciò che pensa.

Lui è un giornalista, anzi un vecchio cronista e quindi, per definizione, non un osservatore inerme, ma un interprete del proprio tempo (come dovrebbe essere ogni bravo giornalista) uno che sa leggere nei fatti e metterli in fila, non solo per raccontare il mondo circostante, ma soprattutto per capirlo.
Ed è forse grazie a lui che l’autore è riuscito a fare del suo libro un’esemplare summa della nostra storia recente.

Sostiene Pereira, racchiude ciò che ha principalmente caratterizzato il secolo scorso e ancora ci influenza: dalle grandi dittature, alla psicoanalisi, passando per la vita degli autori che hanno fatto la cultura del ‘900, il tutto letto con la dolce nostalgia e l’intelligenza di un grande vecchio.

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