SXHO – non un romanzo – un App

Presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino 2011, SXHO, l’ultimo lavoro di Pablo Palazzi, è ora disponibile su iTunes App Store, la dimensione più congeniale ad un’opera che è stata definita un “non-romanzo”, concepito proprio per l’interazione con i lettori, grazie all’intervento della casa produttrice Element Apps.

“Non sono freddi come gli e-book, non sono statici come i libri cartacei, le applicazioni di element apps sono un’esperienza visiva e interattiva del tutto nuova, ai confini tra letteratura, cinema e tecnologia”.

Scaricando SXHO potrete, per l’appunto, leggere la storia tutta d’un fiato navigando con il vostro iPhone o iPad tra capitoli e paragrafi, oppure, guardare il trailer e le immagini che svelano i volti dei protagonisti e scoprire i loro punti di vista paralleli all’interno della vicenda e ancora inoltrarvi nella topografia dei luoghi del racconto.

Pensate quanto lavoro ci sia dietro e dentro un libro del genere, non solo sotto l’aspetto tecnologico, ma proprio quello del “mestiere di scrivere”: dover curare trama e intreccio tenendo conto del punto di vista di ogni personaggio, dei particolari di ogni ambiente, affinché, nulla venga lasciato all’immaginazione, a differenza di quanto invece avviene in romanzo classico in cui l’autore ci pone davanti a dei fatti compiuti.

Qui è il lettore a decidere quale percorso intraprendere nello sviluppo della trama, tutt’al più dovrà spremersi le meningi per risolvere dei piccoli misteri disseminati tra i capitoli:

“pagine particolari in cui vedrai apparire il menu per interagire. Dimostra di aver individuato e compreso, più e prima degli altri lettori, ciò che è vero e ciò che fa parte delle subdole suggestioni, e pubblica le tue risposte: per i più perspicaci ci saranno molte sorprese!”

SXHO CONTEST ICON - Guide Self Publishing e scrittura online | Storia Continua

Trama

“un’allucinante vicenda”, in cui irrilevanti dettagli trascinano vite e personaggi, apparentemente ordinari, all’interno di claustrofobici complotti kafkiani, dove vengono prima triturati e poi catapultati al di fuori, in ambienti che sembrano poter esistere unicamente tra il testo e il lettore stesso. Ed è proprio in questo contesto di calma apparente che Pablo Palazzi tesse la trama di SXHO, aprendo al lettore l’uscio di casa Heisigaard, dove il tranquillo ménage di una coppia borghese sta per essere investito dall’improvvisa folgorazione di Abel: il suo matrimonio, il suo impiego di rappresentate d’interruttori della luce, la sua vita tutta, non sono forse collegati ad un’oscura, enorme macchinazione, di cui sua moglie sembra essere, giorno dopo giorno, rivelazione dopo rivelazione, sempre più una ambigua, mefistofelica ambasciatrice?
Eppure lei sostiene, al contrario, che Abel Hesigaard, con tutti i suoi strani comportamenti, dimostra unicamente d’aver perso la ragione.
In effetti, inoltrandoci nella meticolosa ricostruzione dei fatti, sembra che entrambi portino a galla dei validi argomenti per sostenere il loro punto di vista.

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