Secondo un sondaggio diffuso dalla rivista online Libreriamo tra gli addetti ai lavori del settore editoriale, una delle maggiori preoccupazioni, rispetto alla diffusione del digitale, riguarda la mancata tutela del diritto d’autore.
Ben 7 su 10 (73%), temono che la digitalizzazione metta a rischio la proprietà intellettuale delle opere. Mentre circa la metà degli intervistati (47%) ritiene che nuovi fenomeni come il selfpublishing, diventino causa della scomparsa di ruoli fino ad oggi fondamentali nella filiera dell’editoria: i più a rischio sono editor (45%), distributori (34%) e librai (52%).

“Le librerie si dovranno inventare nuovi modelli di business non solo nella direzione dei prodotti diversi dal libro” – afferma Alberto Galla, presidente ALI (Associazione Librai Italiani.
Erri De Luca ha, invece, spiegato, come “alle case editrici non resta che adeguarsi al digitale. La minaccia maggiore per loro viene dalla possibilità di un autore di pubblicare da solo e andare sul mercato della rete senza di loro”.

Lo scrittore sembra aver centrato il vero problema che affligge gli editori in questo momento di passaggio, ossia, il timore perdere il ruolo di attore principale nella scelta dei contenuti e delle loro modalità di distribuzione, come nelle contrattazioni con gli autori. Timore che ha portato all’acquisizione di rigidi e costosi sistemi di protezione, che in realtà hanno rallentato l’arrivo di una vera rivoluzione digitale.

Eppure, malgrado tutte le misure restrittive, la pirateria è ancora viva e soprattutto “lotta insieme a noi”!
Come ha spiegato Marco Giacomello, durante l’ultimo EbooCamp: i pirati sono i primi a sentire il vento del cambiamento e il loro è un nuovo modello di business, che ben si adatta ad una società nella quale “il remix sta cambiando la struttura del consumo e delle produzione”.

Insomma, è tutta una questione di opportunità: “Il consumatore culturale vuole mangiare sia al buffet che alla carta, vuole un buffet per assaggiare tutto […] proprio grazie a questa scoperta egli impara ad apprezzare ciò che poi ordinerà alla carta nella forma di un concerto, una confezione speciale, sul grande schermo, in edizione rilegata”.

Il problema rimane, quindi, quello di prendere atto di pratiche ormai diffuse tra gli utenti della Rete, e trovare il giusto equilibrio tra il loro interesse e quello degli autori e dei produttori, senza per questo limitare il diritto alla privacy o all’accesso alla cultura di alcuno. Come?

Il Modello “Flat-Copyright”

1) una licenza legale che permetta ai privati di scambiare contenuti protetti da copyright senza fini commerciali;

2) una tassa forfettaria, raccolta dagli ISP, e differenziata a seconda della velocità d’accesso dell’utente a Internet;

3) una gestione collettiva, cioè un meccanismo di raccolta e distribuzione equa degli introiti.

Questo il modello presentato all’EbookCamp. Certo per applicarlo serviranno ancora approfonditi studi culturali, economici, legali e tecnologici, ma come sostiene Giacomello: siamo ancora in versione Beta.

Gestione dei diritti digitali: verso un modello flat-rate ultima modifica: 2012-10-17T19:21:34+00:00 da Sonia Lombardo
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