Così come abbiamo chiuso il 2018, ripartiamo nel nuovo anno con un nuovo Ebook in Adozione, sperando che sia di buon auspicio per gli autori indipendenti e per chi ha in programma di diventarlo (sempre seguendo i consigli di Storia Continua, s’intende).

Il primo adottato del 2019 è “Globus”, un romanzo sul cui genere, io e l’autrice, Roberta La Rocca, abbiamo dibattuto parecchio: per me è un fantascientifico, pieno di umanoidi e creature antropomorfe; secondo lei è un fantasy, per via dei tanti elementi soprannaturali. Be’ lascio a voi il giudizio. Leggete sinossi ed estratto riportati di seguito e condividete noi la vostra opinione!

Sinossi

Il mondo sta per finire. Presto la fenditura di Faspath si chiuderà inghiottendo la città ragnatela di Nelatte e con essa tutti i suoi cittadini. Ad annunciarlo è uno degli automi trasportatori della miniera di polvere azzurra, risalito dalle viscere della terra per avvertire Seluma, forse l’unica che potrà fermare la fatale implosione. Una lumacide di centocinquant’anni, memoria storica della civiltà che si è sviluppata lungo la parete e di quelle che l’hanno preceduta. Una responsabilità non da poco quando l’ultima cosa che si vorrebbe fare è proprio ricordare!
Seluma sa che alle forze che li stanno trascinando verso il Centro è inutile opporsi perché sono il frutto del capriccio di divinità che non si può sperare di comprendere. Un tempo si sono dimostrate benigne e generose, certo, ma ora sembrano aver deciso di porre fine a tutto, di ritirarsi e modificare la faccia stessa del pianeta. E tutti loro, piccole pulci sulla schiena di un gigante che ha deciso di grattarsi, dove possono pensare di fuggire?

Estratto

La porta esplose.
Un orribile fracasso, sedie che volavano, gente che urlava e la parete stessa che tremava per l’impatto con qualcosa che aveva sin lì corso a folle velocità.
L’aria fu subito piena di polvere, segatura e pietra sbriciolata che le si appiccicò addosso; Seluma richiuse di scatto la bocca che aveva aperto per urlare, prima di trovarsi a inghiottire calcinacci.
Luoth!
«Perdinciravola!» imprecò il banchiere dal pavimento. Era caduto all’indietro, dentro al ristorante. Si rimise in piedi con l’aiuto del muto segretario spuntato dalle rovine della porta. Il cappello a cilindro gli si era tutto schiacciato come una lattina vuota.
«Voleva ucciderci!»
Non si era ferito!
Il batracide l’aiutò a ripulirsi la giacca. Ma quando Luoth vide cosa lo aveva quasi colpito sussultò, gli occhi ancor più fuori della testa del suo assistente.
«Un carrello da miniera?»
«Meno male che era vuoto» commentò l’uomo con la berretta blu, tutto calmo e persino sorridente, come se l’incidente fosse un buffo diversivo organizzato per divertirlo. Alle spalle dell’altro, ne mimò la disordinata fuga e caduta, suscitando risate nel gruppetto di anziani al bancone del bar.
Seluma stava arrivando. Un momento, maledizione. Non poteva mica correre.
«Non toccate niente!» intimò. C’era già fin troppa gente accorsa intorno all’intruso. «Via, lasciatemi passare!»
Avrebbe potuto risparmiarsi la fatica di parlare. La curiosità per l’accaduto era tale da minare persino la sua stessa autorità. Dovette spingere quei perditempo per farsi strada.
«Ma chi lo tocca» borbottava Luoth, indignato. «Dovremmo chiamare i pompieri, ecco, perché lo portino via…»
«Sta parlando!» annunciò il professor Moi, che da subito si era messo al lavoro per disseppellire il carrello dalle masserizie crollate. «Guardate… ascoltate! Dice qualcosa!»
Il banchiere scuoteva la testa, incredulo.
«Non ha nessun motivo di essere qui.»
Si accorse solo allora dello stato penoso del suo cappello e, strappatoselo dalla testa, se lo rigirò disgustato tra le mani dopo aver cercato invano di rimodellarlo. I capelli radi gli stavano tutti sparati sopra le orecchie, leggeri come volute di fumo.
Ma intanto si era fatto silenzio, ogni orecchio teso per ascoltare. E davvero si udiva qualcosa, un ronzio modulato come una voce, che faceva pensare a un nugolo di insetti.
SI CHIUDE, furono le parole che a Seluma parve di cogliere.
«Che cosa?» chiese, e la sua voce sembrò a lei stessa troppo alta nel silenzio generale.
Si afflosciò per abbassarsi anche lei verso l’automa, allungò le antenne oculari cercando di incontrare lo sguardo della macchina attraverso i sensori ottici. Ma una delle lenti era spaccata, e dietro l’altra non brillava più alcuna luce.
Tuttavia il carrello parlò ancora.
SI CHIUDE.
(…)
Il professore posò una mano sulla fiancata di metallo butterato, dove la vernice era venuta via.
«Cosa si chiude, carrello?»
Una sola ruota girava ancora, a scatti.
FASPATH.
La ruota si fermò.
FASPATH SI CHIUDE. ALLARME.

Roberta La Rocca, alla sua prima prova da autrice riesce ad arrivare con Globus in finale al Premio Odissea, bandito dalla Delos nel 2017. L’idea del romanzo nasce dall’incontro con un’illustrazione del Codex Seraphinianus: una sorta di città strampalata attaccata alle due pareti verticali di uno strapiombo senza fine.

“Davanti a questa figura, non ho più avuto dubbi. Mi piaceva l’idea di un mondo sconvolto da un cambiamento geografico impossibile.”
Ma non crediate che sia tutto campato in aria, essendo un chimico di laboratorio Roberta La Rocca sa bene di cosa parla ed è riuscita nell’intento di intrattenere i lettori appassionati di romanzi di genere, ma anche di invogliarli a chiedersi verso quale destino il mondo si sta incamminando e se vale la pena provare a cambiarne il corso.

“Studiare scienze mi ha aiutata a mantenere viva l’immaginazione, a essere curiosa, a pormi sempre domande e non accettare dogmi.”
Il risultato è racchiuso in Globus, un fantasy non classico (siete d’accordo?) con un’ambientazione originale e un po’ surreale, una trama non lineare e personaggi certamente non stereotipati.

Ebook: Globus in adozione (prima che sia troppo tardi!) ultima modifica: 2019-01-16T18:25:10+02:00 da Sonia Lombardo
Share This!