Il personaggio ispirato al regista Paolo Sorrentino dall’attore Tony Servillo – accessoriato di parrucca per le riprese del film L’uomo in più – è diventato anche il protagonista della sua opera prima Hanno tutti ragione.

Per chi non avesse dimistichezza con l’atteggiarsi alla napoletana, è bene che sappia che quando a Napoli ti dicono che “vabbuò hai ragione tu” 99 volte su 100 ti stanno mandando a quel paese. Ed è quello che Tony Pagoda decide di fare: all’apice della sua carriera di cantante melodico, stanco di lottare contro il mondo assurdo che lo circonda, la testa e il sangue stracolmi di cocaina, decide di mollare tutto e andarsi a rifugiare in Brasile.
Secondo la mia modesta opinione il libro potrebbe chiudersi qui: Tony Pagoda sarebbe diventato un eroe, uno che della vita ha capito tutto. Te ne accorgi leggendo nei suoi pensieri che, al di là del sarcasmo dialettale, lui ha veramente ragione, le sue teorie sugli esseri umani e sul modo degli esseri umani di muoversi in questa società, sono tutte azzeccate.

Eccetto la repulsione per i musei, è vero che se solo osassimo andare là dove nessun altro si spinge, potremmo scoprire una vita più genuina. E’ vero che ci ostiniamo per tutta l’età adulta ad inseguire un’adolescenza in cui tutto era più intenso, per trovare poi solo una mondanità stucchevole, da media borghesia. Insomma, come direbbe il nostro Pagoda, passiamo dalle abbuffate in trattoria alla stitichezza da nouvelle cousine. Ed è proprio per evitare di prendere a calci sui polpacci questi fautori delle pennette allo champagne, che danno ricevimenti nelle loro case dalle pareti bianche e i comodini vuoti, che lui decide deliberatamente di essere un allegro cocainomane.

Aggiunge anche questo agli innumerevoli difetti che ce lo rendono più umano. Ma, diversamente da noi, Tony Pagoda non possiede l’ipocrisia di voler apparire diverso da come realmente è. Anzi, il suo personaggio diventa ancora più realistico quando capiamo che dietro quantità invidiabili di orge e pippate si nasconde il dolore della perdita dell’unico vero grande amore.

A questo punto Paolo Sorrentino ci avrebbe regalato un romanzo epico, se terminato con l’immagine del nostro eroe che, stanco del vivere civile e politicamente corretto dell’italietta, ritrova in Brasile la sua libertà. Invece, Sorrentino, prosegue perdendosi a volte in monologhi contorti ed incontri improbabili, ma avrà avuto le sue ragioni per dilungarsi così tanto.

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Ha ragione Tony Pagoda ultima modifica: 2010-04-22T19:07:13+00:00 da Sonia Lombardo