Forse avrei dovuto scrivere “Il caso di Erica Vagliengo”, la mente dietro Emma Travet, il primo personaggio di un libro, “Voglio scrivere per Vanity Fair”, che è riuscito a vivere ben oltre le pagine. Sembra complicato, ma non lo è e oggi Erica è qui per spiegarci come è nata una delle campagne di personal branding e self marketing tra le più brillanti degli ultimi tempi.

Erica Vagliengo Quando ho inventato Emma Travet ho pensato che sarebbe stato molto divertente e inusuale far vivere il personaggio fuori dal romanzo, prima della sua pubblicazione. Così è stato: prima su Myspace, poi su Facebook, passando per il blog Emmatvanity.style.it. Alla fine il mio alter ego ha preso il sopravvento, diventando più famoso di me!

Qual era all’inizio lo scopo della strategia? Voglio dire, avevi già in mente di trovare un editore o volevi semplicemente farti conoscere come scrittrice?

Quando ho scritto il mio romanzo, avevo chiaro in testa che difficilmente sarai stata considerata, non essendo figlia di, e vivendo in un contesto di provincia. Così mi sono detta: “Mando il manoscritto a trentatré case editrici, ma nel frattempo lascio vivere la mia eroina, Emma Travet, su Internet. Così mi faccio conoscere sul web e gli editori potrebbero essere maggiormente interessati a me.” Era il 2007, e c’era solo Myspace (ve lo ricordate?). Non si parlava ancora di Personal Branding, di crearsi un proprio pubblico, di mailing list, etc… Eppure è stata una strategia-non strategia vincente, perché ho agito inconsapevolmente, secondo il mio istinto. Quando “Voglio scrivere per Vanity Fair” è stato pubblicato dalla Memori, a novembre 2009, io ero passata da un anno da Myspace a Facebook, ed avevo una base di lettrici che già mi seguiva da mesi ed è venuta a conoscermi alla presentazioni.

“Voglio scrivere per Vanity Fair” adesso è edito da goWare, però la versione in inglese è autopubblicata: quali sono essenzialmente le differenze tra le due modalità di pubblicazione?

Voglio scrivere per Vanity Fair -goWare

Nel 2014 sono passata alla goWare con una versione rivista del mio romanzo (copertina nuova, riferimenti ipertestuali che rimandano al mondo virtuale di Emma Travet, un nuovo personaggio da ritrovare nel seguito, al quale sto lavorando). Lo potete trovare nella versione ebook e cartacea su Amazon. Un anno prima, il 7 settembre 2013, per festeggiare il compleanno della mia eroina, mi sono auto pubblicata la versione in americano. La differenza è questa: quando passi tramite la casa editrice non devo curare il processo di pubblicazione, e, in caso di una buona casa editrice come la mia, hai anche il supporto a livello di comunicazione. Però i ricavi sono la metà, ovviamente. Quando ti auto pubblichi il romanzo i ricavi sono tutti tuoi, devi solo impratichirti nella formattazione del testo e nel seguire le regole di pubblicazione di Createspace. Poi la promozione è interamente a carico dello scrittore. Ci sta. Io me lo sono sempre curata da sola. Mi diverte, inoltre il mio libro è come fosse il mio terzo figlio.

Hai cominciato su MySpace, poi Facebook, Instagram e sei tra le prime autrici ad essere su Snapchat, come è cambiato il tuo modo di comunicare con l’evolversi dei social network?

Sono anche su Twitter, G+ e Linkedin. Curando tutto da sola è una situazione molto da manicomio, visto che seguo la sottoscritta e il mio alter ego. In più faccio dei lavori da copy writer e devo finire la scrittura del seguito. Nonostante tutto, cerco di essere sempre INCASINATA SI’, MA CON STILE. Tornando sul pezzo: il linguaggio e il mio modo di comunicare è cambiato parecchio. Riuscire a stare al passo con i tempi è molto stimolante, ma si rischia l’overdose da social. In effetti sono passati setti anni, un’era giurassica fa, come dico sempre. Al momento ho scelto di puntare di più sulla pagina Facebook di Emma Travet, il luogo ideale per far ritornare in pista il mio personaggio e le sue avventure. Cerco di pubblicare un video al giorno dove parlo alle bambine anni ’80 – il mio nuovo pubblico – con ironia e leggerezza, per rendere più leggere le loro (nostre) giornate INCASINATE SI’, MA CON STILE.

Alla luce dell’esperienza fatta con “Voglio scrivere per Vanity Fair”, che consigli daresti agli scrittori che vogliono farsi conoscere sui social network?

Di aprirsi una pagina Facebook, dove raccontare la storia personale, mischiata a quella del personaggio, con video quotidiani, belle foto su Instagram (collegato a Facebook), e mini video su Snapchat. Aprirsi anche un blog. Nonostante in molto lo vogliano morto, il blog è più vivo che mai ed è meno liquido dei social. Raccontatevi con ironia e sincerità, perseverate, lavorate ogni giorno sui social creando un rapporto con il vostro pubblico, parlate con lui, andate a prendere ad una ad una le vostre lettrici (o lettori), costruitevi,pian pianino, una mailing list (è fondamentale). E’ un lavoraccio, nessuno cvi regala nulla. Ci sono momenti in cui vi chiederete: “Ma chi caspita me lo fa fare?”, superateli e andate avanti per la vostra strada. Consiglio di attuare la strategia prima dell’uscita del romanzo, in modo da iniziare a creare una base di pubblico con la quale interagire. E’ dura, ma non mollate e vedrete che arriveranno parecchie soddisfazioni. E ricordatevi, come ho fatto scrivere sulle magliette e sui nuovi sticker di emmat: IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE.

So che è in uscita il tuo secondo libro, vuoi svelarci qualcosa?

Posso solo dire che sarà il seguito di “Voglio scrivere per Vanity Fair”, e, al contempo, un romanzo a sé. Se vi va, iscrivetevi alla mailing list, per scaricare il primo capitolo del nuovo romanzo, che inizia con grandi sorprese! E seguitemi nei video quotidiani su www.facebook.com/EmmaTravet

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Promuovere un libro attraverso un alter ego digitale: il caso Emma Travet ultima modifica: 2016-10-24T18:34:25+00:00 da Sonia Lombardo