E’ stato davvero illuminante assistere ieri a la Notte della Rete, l’iniziativa promossa da Agorà Digitale, insieme a tante altre associazioni per la tutela dei consumatori e dei diritti digitali, affinché venga ritirato il provvedimento censorio che consentirebbe all’Agcom di procedere alla rimozione di contenuti da Internet, senza l’intervento dell’autorità giudizaria, in caso di violazione del diritto d’autore.

Certo i numeri non erano quelli di altre iniziative contro il bavaglio alla Rete, ma forse è una questione di mancanza di alfabetizzazione digitale, come ha sostenuto il rappresentante di Asso Provider. Ad ogni modo è consolatorio vedere quante persone serie e competenti (purtroppo non vengono mai chiamte in causa quando si tratta di legiferare) sono disposte a discutere di rinnovamento.

Primo fra tutti Nocola D’Angelo che avrebbe dovuto essere il relatore della delibera, poi, rimosso dal suo ruolo:

Nessuno deve pensare che i contenuti in rete non debbano portare a forme di remunerazione: è giusto che ci sia riconoscimento economico. I modelli di remunerazione devono cambiare rispetto a quelli di 50 anni fa, difendendo i diritti di tutti, anche di chi vive della propria opera. La rete da una spinta alla produzione culturale senza dubbi e ci vogliono formule moderne. La discussione non si riduce alla pirateria, bisogna ragionare in modo più moderno con una legge nuova e specifica e non con norme nate per la televisione.

Già perché in questa epoca digitale, in cui non siamo solo consumatori, ma inevitabilmente anche produttori di contenuti online, non è più tanto chiaro cosa si intende quando si parla di diritto d’autore e la discussione deve partire da studi di settore indipendenti e da progetti già in funzione come quelli di Creative Commons, così come a gran voce chiedono da anni i Radicali Italiani.

Ma ecco come i promotori di SitoNonRaggiungibile, tra i primi a lanciare l’allarme sull’operato dell’Agcom, hanno aperto la serata:

Marco Scialdone “le lobby dell’intrattenimento hanno sempre visto nella tecnologia un pericolo e non un’opportunità. L’Agcom dovrebbe recuperare la ragionevolezza e il senso della legalità del suo operato Andare a coplire quelle che sono nient’altro che nuove forme di linguaggio, nuove modalità espressive non ha nulla a che vedere con la tutela del diritto d’autore” e Fulvio Sarzana “il Parlamento può sollevare il conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato per far si che la delibera venga fermata in caso di approvazione”.

Tra gli altri interventi interessanti quello di Carlo Infante di Urban Experience:

La Rete è funzionale per produrre dinamiche di società; se siamo in grado di produrre società, cioè di fare del Web uno spazio pubblico, forse tra qualche anno potremo capire anche come fare i soldi per tutti. [..] Noi abbiamo capito che la Rete è la chance che abbiamo per uscire fuori dallo stallo. Il sistema industriale è finito, dobbiamo inventare nuovi modelli di società e anche di mercato. Vi sono dei colli di bottiglia che impediscono questo tipo di crescita: in primo luogo la politica e l’Agcom, che è un’espressione emblematica di questa chiusura, ma anche la Siae che impedisce circolazione di opportunità, il suo assetto andrebbe riconfigurato.
Oggi l’informazione è un bene comune, ma dobbiamo andare oltre: c’è un diritto degli autori e glielo riconosciamo – c’è bisogno di ingegno, dobbiamo riconoscere la proprietà dell’ingegno – ma vorremmo tanto che ci fosse anche il dovere dell’autore e non solo il diritto.

Arturo Di Corinto, giornalista e scrittore:

Con la scusa del diritto d’autore si vuole colpire ancora una volta chi fa libera informazione in Rete e questo tentativo viene da una visione distorta del diritto d’autore, che in realtà deve essere bilanciato, e secondo la legge è bilanciato, da una serie di altri diritti: il diritto alla dignità personale, alla libertà, all’espressione, il diritto di accesso alla conoscenza, all’informazione, alla critica.
Ci dobbiamo battere molto su questo versante, quando ci scagliamo contro una delibera come quella dell’Agcom, dobbiamo argomentare il fatto che si occupa di qualcosa che non costitusce un problema. E’ ora che ci dicano apertamente che c’è una guerra commerciale che rigurada Mediaset e Google, che riguarda i nuovi modelli di bussines, l’economia del remix, quella di cui tutti noi partecipiamo”

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A questo punto irrompe sul palco della Notte della Rete, con una telefonata… No, non Berlusconi come qualcuno si aspettava, ma Richard Stallman, portando con se soluzioni e proposte concrete per scippare dalle mani delle corporation la produzione di arte e cultura.
Si riferisce ad un sistema di sottoscrizioni e micro-pagamenti da redistribuire solo ed esclusivamente agli artisti, senza intermediari.

E’ chiaro come un sistema così possa funzionare solo grazie ad Internet ed è ancora più lampante, quindi, l’interesse della grande industria a fare pressione sui governi affinché ci sia una stretta normativa sulla pirateria. Ma secondo Stallman la pirateria è solo quella dell’assalto alle navi, perché in Rete si può parlare solo di “condivisione” del sapere. Tuona Stallman anche contro Windows, Apple e Amazon, colpevoli di mettere le “manette digitali” agli utenti attraverso i software proprietari. Pensiamo, ad esempio, al sistema di controllo sulle App di Iphone e IPad, ai DRM, al formato esclusivo degli ebook su Kindle.

Ma il tema è troppo ampio e l’inventore delle GNU troppo avanti per noi che soffriamo di digital divide e attendiamo le scelte di un organismo di controllo che dovrebbe essere indipendente, ma di fatto non lo è.

UpDate: 07/07/2011 Agcom approva la delibera sul copyright.

08/07/2011 L’ammazza – Intrnet è ancora un rischio

Cronaca di una Notte in Rete ultima modifica: 2011-07-06T12:55:18+00:00 da Sonia Lombardo
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