Non si tratta delle vendite, quelle continuano a crescere, bensì dell’accesso alla cultura.

Dopo mesi di attesa per l’avvio della piattaforma di Google dedicata agli e-book, la giustizia americana ha pensato bene di porre un freno all’accordo, del valore di 125milioni di dollari, intercorso tra il colosso di Mountain View e gli editori.

Il giudice che ha emesso la sentenza ha chiarito che “la conoscenza è un bene da diffondere e perciò digitalizzare milioni di testi rappresenta un indubbio vantaggio per tutta l’umanità”, ma il progetto così come è stato pensato violerebbe le norme antitrust vigenti negli USA, ponendo Google in una posizione di netto vantaggio sui concorrenti.

Ad applaudire la sentenza, oltre all’Authors e Association of American Publishers, c’è anche Amazon che difende così a denti stretti il suo formato proprietario di ebook, non compatibile con l’idea di una libreria accessibile universalmente.

E proprio Amazon, in questi giorni, si è resa protagonista di un episodio, conclusosi con un lieto fine, ma alquanto inquietante perchè di completa chiusura nei confronti del tanto elogiato “prestito digitale”. Per 24 ore, circa, ha lasciato che il primo servizio per lo scambio gratuito degli ebook, Lendle, andasse in completo “down” revocando l’accesso alle API.

Le motivazioni sono state molto vaghe e gli stessi gestori del servizio, adesso tornato in attività, hanno assicurato che dovranno in futuro prescindere dalle API offerte da Amazon o da altre parti terze.

Secondo Amazon, Lendle non avrebbe fatto abbastanza pubblicità e, di conseguenza, contribuito ad incrementare le vendite dei suoi prodotti. Come a dire: va bene l’accesso al sapere, ma almeno non si ledano gli interessi economici dei colossi del mercato.

Cattive notizie dal pianeta ebook ultima modifica: 2011-03-23T21:36:12+00:00 da Sonia Lombardo
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