I migliori incipit mai scritti per un romanzo

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L’American Book Review ha compilato una lista dei cento romanzi con i migliori incipit di sempre. Al primo posto c’è Melville con l’attacco di MobyDick, “Chiamatemi Ismaele”.


 

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Per l’Italia compare solo Calvino con “Se una notte d’inverno un viaggiatore”.

 

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Secondo il cronista che ha riportato la notizia, sono troppe le lacune della classifica stilata dall’American Book Review; troppi gli scrittori che mancano all’appello.

Vi chiedo, allora, quali sono secondo voi i migliori incipit mai scritti? Quelli che vi sono rimasti nel cuore e ancora oggi ricordate a memoria?

I miei li trovare nell’ebook gratuito “Come si costruisce un racconto”. I vostri riscriveteli nel form dei commenti e compileremo insieme la nostra lista dei migliori incipit di romanzi.

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2 commenti su “I migliori incipit mai scritti per un romanzo”

  1. Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c’è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire. Per molto tempo però io e Tyler siamo stati culo e camicia. La gente sempre a chiedermi se sapevo o no di Tyler Durden. Con la canna della pistola schiacciata in fondo alla gola Tyler dice: “Non moriremo sul serio”. (Chuck Palahniuk – “Fight Club”).

    Al distributore di benzina mi sono fermato per cercare l’odore. Il puzzo di bruciato continuava ad essere forte. Mi sono chinato sul freno a mano. L’odore non veniva di lì. Mi sono piegato
    per arrivare dietro all’altro sedile anteriore. Forse un mozzicone. Quando ho rialzato la testa mi sono ritratto per lo spavento. Due occhi rossi mi squadravano dal finestrino. (David Grossman – “L’uomo che corre”)

    Un figlio di puttana si era rifiutato di scucire il grano, tutti che dicevano d’essere al verde, il poverino era finito, io ero lì seduto col mio fratellino Elf. Elf era un ragazzo svampito, svaccato in toto, era stato a letto per anni a spremersi le palle gommose, a fare esercizi folli, e quando poi era sceso dal letto era più largo che lungo, un bruto sorridente tutto muscosi che voleva fare lo scrittore, ma suonava un po’ troppo come Thomas Woolf e, a parte Dreiser, T: Wolf è proprio il peggior scrittore che sia mai nato in America… (Charles Bukowski – Taccuino di un vecchio sporcaccione)

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