In attesa dell’inizio dell’innovativo Twitter Fiction Festival, annunciato dallo staff per il prossimo 28 novembre (ci si aspetta qualcosa di veramente rivoluzionario), vi proponiamo un articolo a firma di Anne Trubek, che partendo da un’analisi molto critica su “Black Box”, il romanzo di Jennifer Egan, pubblicato in spezzoni da 140 caratteri tramite l’account del NewYorker, ci da qualche spunto interessante per iniziare a pubblicare narrativa su Twitter, senza commettere errori.

Cosa è andato storto nell’esperimento di Jennifer Egan: una Twit-critica.

Twitter funziona in questo modo: si pone una domanda, la gente risponde e discute. Per dare un senso a ciò che leggi, bisogna fare lo sforzo di scorrere all’indietro la cronologia dei tweet. Come @colindickey sottolinea, Twitter scorre all’indietro.
Se twitti o navighi su Twitter, sai di cosa stiamo parlando.

Ma nessuno di questi elementi – cronologia inversa, conversazioni, argomenti estranei che spuntando tra tweet e tweet – si trovano nel racconto “Black Box”, né nella versione stampa, apparsa prima che l’esperimento online si fosse concluso.

Egan traccia la trama molto tempo prima di iniziare a spiegare lentamente i suoi tweet: errore numero uno. Twitter non ha un’impostazione fissa, ma cambia e vira a seconda del flusso di reazioni dei suoi utenti.

La Egan ha dichiarato che lei non twitta: errore numero due.
Un esperimento, che sia letterario o meno, per riuscire dovrebbe iniziare avendo una certa familiarità con il mezzo. Da un romanziere ci si aspetta che abbia letto dei romanzi; da uno scrittore di narrativa su Twitter, ci si aspetta che abbia letto (se non scritto) dei tweet.

Infine, Egan afferma che il suo esperimento è un tentativo di riportare in auge la narrativa seriale, una dichiarazione che veramente mi irrita. Le serie si costruiscono sulla suspense, qualcosa che una storia che si legge al contrario non crea (senza contare che stampare tutta la storia su una rivista, prima che il tweeting fosse completo, aveva già rovinato ogni suspense).

Può Twitter lavorare come una nuova forma di narrativa?

Ho sostenuto che Dan Sinker ha messo a segno un colpo davvero notevole, dimostrando con @MayorEmanuel (profilo fittizio creato apposta per Twitter) che la risposta è sì.
Il suo esperimento è più simile alla poesia epica che a un racconto breve. Ed anche Teju Cole ha trova un modo affascinante per lavorare con twitter, creando delle storie partendo da piccole notizie del quotidiano.

Ma ciò che questi esperimenti ci fanno capire, e la Egan non fa, è che Twitter funziona in orizzontale, non in verticale: si tratta di link, collegamenti, scherzi d’esecuzione, salti in avanti e ritorni all’indietro, non delle solite trame strutturate secondo lo schema di inizio-svolgimento-fine che associamo alla narrativa.

Twitter non ha una struttura narrativa, ma associativa. In realtà, la poesia può essere l’analogo letterario più ovvio per Twitter.

Questo social media tanto deriso si basa sulle parole: anche quando stiamo, come i critici spesso puntualizzano, sprecando il nostro tempo a parlare di quello che abbiamo mangiato a pranzo, lo facciamo per iscritto.
E’ attivo, partecipativo e… letterario. Non si presta a racconti come “Black Box”, ma si presta alla sperimentazione. La TwitterLit necessita un po’ più di giochi e un po’ meno di trame.

Come (NON) raccontare una storia su Twitter ultima modifica: 2012-11-14T21:00:01+00:00 da Sonia Lombardo
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