A leggere l’ultimo articolo del giornalista ucciso dalla camorra più di 25 anni fa sono i membri del Coordinamento Giornalisti contro la camorra. Anche per loro, così come per Giancarlo Siani nella Napoli degli anni ’80, il mestiere del raccontare diventa rischioso. Non solo perchè ti fa scontrare con una realtà infestata dalla malavita organizzata, ma anche perchè devi lottare con le unghie e con i denti affinchè il tuo lavoro venga riconosciuto come tale: un lavoro degno di nota.

Quando Giancarlo Siani viene ucciso ha 26 anni ed è un collaboratore precario al Mattino di Napoli. Pare perfino che, ad agguato avvenuto, la dirigenza della redazione del quotidiano si ricordasse appena lui.

Oggi, di Siani ce ne sono tanti, non solo al Sud. Per fortuna non hanno ancora perso la voglia di raccontare e di scrivere delle loro città malgrado i 6€ con cui viene valutato ogni loro articolo.

E per fortuna non hanno nemmeno perso la fantasia per riuscire a raccontare il mondo da una diversa prospettiva: se la si guarda bene, infatti, questa lettura collettiva fatta in strada a Napoli è il racconto di un luogo differente da come ci appare tutti i giorni nei tg, un luogo che là dietro i volti degli interpreti, pullula di vita rumorosa e caotica come solo a Napoli sa essere, magrado tutto.

Giancarlo Siani racconta ultima modifica: 2010-12-02T20:34:38+00:00 da Sonia Lombardo
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