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Il romanzo ritrovato

Ho trovato una chiavetta USB per terra, in piazza a XXXX.
Contiene quello che ha tutta l’aria di essere un romanzo, ma non c’è alcun indizio sull’autore.

Posso solo immaginare la sua disperazione quando infilandosi una mano nella tasca dei pantaloni, o scandagliando la sua borsa, non ha sentito la sagoma del rettangolino di plastica con capacità di meoria tale da contenere una mole impresionante di pagine.

Ho dato solo un’occhiata superficiale dal pc dell’ufficio, prima di mettermi al lavoro, quindi, non mi sono ancora fatto un’idea chiara su chi possa averle scritte e perchè proprio oggi passasse di lì.

Leggerò il romanzo, vi farò sapere.


Quello che avete appena letto è un incipit ispirato dal messaggio postato da un utente su Yahoo Answer, per ritrovare il proprietario di questa pen-drive, realmente smarrita in una piazza di Milano.

L’impegno e l’interessete spassionato di questa persona nei confronti di un fantomatico scrittore è cosa talmente rara e misteriosa che ho subito pensato “potrebbe essere l’inizio di un racconto”.

Voi che ne dite? Come potrebbe proseguire la storia di questo ritrovamento? Lasciate un commento o iscrivetevi a StoriaContinua per diventare voi gli autori del racconto.

Qui potrete leggere il messaggio originale, magari potrebbe esservi di ispirazione, come lo è stato per me.

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4 Responses

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  1. massimovaj says

    Il romanzo ritrovato
    Ho trovato una chiavetta USB per terra, in piazza a XXXX. Contiene quello che ha tutta l’aria di essere un romanzo, ma non c’è alcun indizio sull’autore.

    Posso solo immaginare la sua disperazione quando infilandosi una mano nella tasca dei pantaloni, o scandagliando la sua borsa, non ha sentito la sagoma del rettangolino di plastica con capacità di memoria tale da contenere una mole impressionante di pagine.

    Ho dato solo un’occhiata superficiale dal PC dell’ufficio, prima di mettermi al lavoro, quindi, non mi sono ancora fatta un’idea chiara su chi possa averle scritte e perché proprio oggi passasse di lì.

    Il correre insensato della mia vita si è singolarmente bloccato davanti a quella che ha l’aria di essere una singolare coincidenza. Io sono una scrittrice e, come sarebbe per un gioielliere, trovo strano raccogliere oro per terra senza averlo prima cercato.

    Questa chiavetta non è stata persa, ma sta cercando qualcuno che la possa comprendere. È un mese che sto provando a decifrarla, ormai, ma appare evidente che la verità contenuta in questo scritto è viva, e non è disposta a farsi comprendere dalla prima persona che la considera.
    Null’altro ha, per me, più importanza dell’essere chiamata a capire.
    Le frasi che si allineano disordinatamente al suo interno appaiono slegate tra loro, sconnesse, e non costituiscono parte di un sistema interpretativo. È chiaro che considerano ogni sistema di pensiero come un’illusoria architettura, eretta grazie al rifiuto di verità che in conseguenza al rigetto non perdono la loro essenzialità.
    Fin qui sono arrivata, e sono stupita di non averci pensato prima. Un sistema deve comprendere attraverso l’esclusione di elementi che non rientrano nell’ipotesi iniziale dalla quale il sistema ha preso avvio, ma se la verità è la realtà, significa che nulla può essere scartato e ogni elemento che la compone ha necessità di essere incastonato nel giusto rapporto che ha con il resto della verità. Quando questo posto è nella menzogna allora la verità apparterrà a una vera menzogna. Quando sarà un’impossibilità il vero non abiterà lì.

    Non mi riesce più di dormire, mangio pochissimo ormai e non sbadiglio più. Come potrei farlo quando ho, davanti al mio spirito inquieto, la risposta a ciò che sembra essere la perfezione che si attua attraverso la somma delle imperfezioni? Come riuscirò a ordinare tutto questo?

    Si sta delineando la necessità di trovare le leggi che consentono la convivenza della regola e della sua eccezione, il loro scontrarsi e il loro cercarsi.

    Perché ho raccolto da terra questa croce?
    Perché la devo portare, e dove mi condurrà tutto questo?

    Mi sento una coltivatrice di rocce che sono lì da sempre. Il mio scopo è quello di farle parlare. Solo io riuscirò a capirle, perché sarò io che insegnerò loro a esprimersi.
    Per riuscire a farlo dovrò prima capire la simbologia nascosta nelle loro venature e nella grana che le aggrega, dovrò poter individuare le forze che hanno nascosto al loro interno il Mistero, del quale le rocce sono solo alcune delle tante forme che lo nascondono alle grinfie del mondo dei predatori.

  2. massimovaj says

    Dopo alcune pagine che sembrano voler indagare la profondità della consapevolezza che indica chi sono, si chiude il primo incomprensibile capitolo e inizia uno strano racconto, pieno di vuoti che sembrano voler essere riempiti da me.
    Parrebbe una trappola di quelle che ti chiedono il numero del conto in banca, ma alla banca speciale dove sono depositati i valori più importanti che guidano una vita.
    L’inquietudine mi induce a inviare le pagine già lette a una mia amica e la sua risposta è stupefacente, perché lei vi ha letto un romanzo diverso da quello che ho visto io.
    So che la mia amica è una romantica sempre a caccia d’amore, ma in quelle pagine non c’è traccia di romanticismo, né di amori delusi o ritrovati.

    Angosciata inizio a rileggere le due prime pagine del secondo capitolo, quelle scritte a intermittenza, cercando di mantenere la calma senza dare importanza al fatto che la protagonista ha il mio stesso nome e pare stia facendo lo stesso mio ultimo sogno:

    Annalisa dalla veste bianca si trascina a fatica, nella nebbia dei pensieri rimossi dell’infanzia, e non vuole che ci sia un prezzo da pagare per la dimenticanza. Eppure Annalisa sa che si è in conseguenza di ciò che si è stati, anche se la memoria guardava da un’altra parte quando ci si è concessi di sbagliare.
    Cosa non vuoi più ricordare di te, Annalisa?

    Percepisco l’intrusione di una volontà estranea al mio essere, un volere che si è fatto raccogliere da terra come una cosa persa, mentre in realtà mi sta dicendo che a perdersi, di me, è stato altro, e quella perdita mi costa la serenità dei sogni che orientano la mia vita.

    A cosa dai valore, Annalisa? Credi davvero d’inseguire la felicità imbrogliando le carte del fato?
    C’è un limite alle cose che dovrai perdere, ma non c’è in ciò che potrai essere quando avrai rinunciato al male dell’ipocrisia. La memoria fugge via dalla falsità che vuole convincerla delle sue ottime ragioni.

    Alcune righe bianche mostrano spazi da riempire e comincio a battere sui tasti, affidandomi alla magia che sta tormentandomi.
    Scosto la siepe spinosa che delimita il mio giardino segreto e mi ci infilo come una ladra.
    Ora, davanti al mio passato di bimba, posso distinguere gli incubi dai sogni, liberarmi dall’urgenza di una vita sempre ferma nello stesso crudele istante, quello che spinge verso la cattiveria dell’attimo che segue, per costruire un tempo fittizio nel quale questa realtà mi tormenta.
    Tra le spine di un recinto incantato da abbattere, posso guadagnare un orizzonte diverso nel mio voler vivere inseguendo la verità di ciò che sono sempre stata: una verità che si sta nascondendo.

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  1. Il romanzo ritrovato | Storia Continua linked to this post on 25 giugno 2010

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  2. 3° Capitolo: Il romanzo ritrovato | Storia Continua linked to this post on 16 luglio 2010

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