« Dove stiamo andando? »

« Fidati di me »

Con decisione Lena appoggia un piede sulla pedana della moto, compie un movimento ad arco con la gamba come fosse la ballerina di un vecchio carillon e si ritrova seduta dietro di lui.

Le sue cosce sono tese, contratte contro le gambe di lui, il suo corpo piegato in avanti, una mano appoggiata contro il serbatoio e l’altra attorcigliata al metallo del codone.

Alec gira la chiave, la sua mano sinistra tiene premuta la frizione, con il piede spinge il pedale a fine corsa. Lena piega la testa per cogliere meglio il rumore metallico della marcia quando entra. Il rombo della moto la scuote, le fa entrare dentro la vita. Sfrecciano veloci sull’asfalto, il vento le annoda i ciuffi di capelli che escono dal casco, i suoi seni premuti contro la schiena, l’odore di olio e ferro le fa girare la testa. Prendono una strada sterrata, la potenza del motore si dissipa in scatti laterali sulla ghiaia, la moto è soggetta a continui slittamenti e infossamenti. Lena da sotto il casco sorride, con i denti morde il labbro inferiore, le piace stare in sella ad un cavallo imbizzarrito.

Sono passati sette anni da quella mattina. Alec l’aveva portata di fronte a quel castello e le aveva promesso che non l’avrebbe lasciata mai sola.

Lena è seduta sul muretto di mattoni, le gambe abbandonate, il viso rivolto verso quell’esile ponte in legno e pietra che riverente si incurva sotto l’immensità della facciata del castello. L’acqua del fossato è immobile, così densa che nemmeno le raffiche di vento riescono a farla increspare. Una foglia si stacca da un albero ormai spoglio andando a morire nella vischiosità di quell’acqua. Il salice piangente, piegato dalla sua natura e dal vento, con le lunghe dita sposta la polvere dal terreno, destinato a compiere quel gesto in eterno. Un vecchio le passa accanto, ha le gambe che tremano, le mani nodose arrampicate su un bastone consumato, l’anima aggrappata agli ultimi sospiri della vita.

IL PONTE ultima modifica: 2010-05-08T17:46:26+00:00 da