In un articolo su Il Mestiere di Scrivere, Luisa Carrada si sofferma sul concetto di “conversevolezza” della scrittura:
“Leggere non è naturale, parlare e vedere invece sì, ed ecco perché i testi naturali – i testi in cui ci sembra di ascoltare una voce che ci parla – sono altamente leggibili, anche se parlano di temi difficilissimi o dei massimi sistemi”.

A sostegno della sua tesi chiama anche Steven Pinker, professore di psicologia del linguaggio ad Harvard, che nel suo libro “The Sense of Style”, dichiara: la buona scrittura rende l’azione innaturale di leggere molto simile alle due azioni più naturali che conosciamo: parlare e vedere.

Quando la scrittura diventa digitale, però, la conversevolezza non si limita più soltanto al suono delle parole, diventa anche la possibilità di poter interagire con un testo, così come faremmo con un nostro interlocutore.

Pensateci, lo facciamo tutti i giorni tramite i motori di ricerca: interroghiamo Google, Yahoo o Bing, che ci restituiscono un elenco di contenuti pertinenti alla nostra richiesta. I migliori testi sono, poi, quelli in grado di risponderci senza nemmeno la necessità di leggerli per intero; se ben strutturati, grazie a titoli, corsivi e grassetti, possiamo estrapolare i passaggi che davvero ci interessano ad una prima occhiata.

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Non si tratta soltanto di curare l’aspetto grafico del contenuto, ma di etichettarlo affinché motori di ricerca o ereader possano comprenderne il senso e restituirlo all’utente. Perché ciò avvenga, un contenuto digitale – una pagina web, un ebook – può essere arricchito semanticamente tramite Microdati, delle etichette che vengono assegnate a specifici elementi per descriverne la funzione all’interno dell’opera.

I microdati non sono leggibili da lato utente, eppure, consentono di migliorare l’esperienza di lettura e la possibilità di interagire con il contenuto, poiché questo viene descritto e catalogato secondo specifici vocabolari.

Su Schema.org si possono rintracciare quelli più utilizzati per il markup semantico delle opere creative, tra cui:

i markup specifici per i Libri (definiscono edizione, formato, isbn, numero di pagine)

Persone (in vita, morte, non morte, e personaggi inventati connessi alle opere creative)

Luoghi (anche questi possono essere reali o inventati)

Un elenco completo è disponibile sul sito ufficiale.

L’effetto più tangibile delle marcature semantiche delle pagine web si possono riscontrare proprio nei risultati di ricerca di Google, ma adesso che i microdati sono rientrati anche nelle specifiche di ePub3, staremo a vedere quali saranno gli sviluppi.

Per approfondire

La potenza dei microdati via Html.it;

Dare un senso all’EPUB3 via Quintadicopertina;

E per chi volesse scrivere un bookblog arricchito o migliorare il proprio profilo web autore, consiglio il plug-in Schema Creator per WordPress.

Scrivere digitale: dalla “conversevolezza” ai microdati ultima modifica: 2016-04-04T17:27:22+00:00 da Sonia Lombardo