Consigli per scrittori in erba

Inauguriamo con questo post una nuova rubrica dedicata alla scrittura creativa, per darvi qualche suggerimento utile.

Cominciamo col dire che se non ve ne frega niente dell’esperienza di un editor in erba, allora, affidatevi ai consigli di scrittori come George Orwell, promotore di 6 regole che dovrebbero essere considerate le “Tavole della verità” da chi intende dedicarsi al mestiere di scrivere, o Umberto Eco, che di regole ne ha stabilite 40, altrettanto fondamentali. Eppure, puntualmente infrante dagli aspiranti scrittori, accomunati, in modo quasi inquietante, sempre dagli stessi errori.

  • Cospargere il testo di puntini di sospenzione, un po’ come il formaggio sui maccheroni, così, qui e là tra le parole, credo per tentare di raggiungere un’intesa con il lettore, come a dirgli: “ehi… quello che leggi è proprio così come io l’ho pensato nella mia testa… sei nella mia testa in questo momento… quindi, siamo sulla stessa linghezza d’onda… ci capiamo io e te”.
  • Spremersi le meningi alla ricerca di figure retoriche che in un primo momento vi sembrano originali, tanto che la cosa vi fa sentire il nuovo genio letterario della nazione, prossimo al Premio Pulizer, salvo poi ottenere un effetto da diario delle medie. Avete presente? Mi riferisco a cose tipo: “la rosa è rossa, il cielo è blu”, oppure ritriti ossimori come “equilibrio instabile” ecc… ecc…
    Ad esempio, in questi primi mesi di lavoro, i dattiloscritti che ho avuto sotto gli occhi, per quanto raccontassero cose diverse, con stili diversi, chissà come riportavano tutti la medesima immagine del pagliaccio triste dentro di se, ma costretto a ridere. Insomma, E’ GIA’ STATO DETTO, SCRITTO E CANTATO. Provate a trovare cose nuove.
  • Mettere a frutto le ore di lezione di filosofia del liceo. Ma vi pare che se un lettore voleva approfondire le tesi, nell’ordine, di Freud, Bakunin, Hegel e co. sull’uomo e la sua tendenza ad autodistruggersi, non comprava un trattato di filosofia, piuttosto che il vostro libro? Chi compra un romanzo si aspetta di leggere una storia, quindi, aggiungo che se in quel momento non è interessato alle teorie dei filosofi veri, perché dovrebbe esserlo alle vostre di teorie sulla vita?
  • E siamo giunti, così, all’ultimo punto nella lista degli oerrori: non raccontare nulla per pagine e pagine, creando dei personaggi che sono solo un mezzo per esprimere voi stessi, convinti che ciò che avete da dire sia la cosa più interessante del mondo, a discapito delle storie che davvero potreste raccontare.
    Non state lì a spiegare, fate agire i personaggi. Non mettetegli in bocca parole che nella realtà nessuno direbbe mai: “ti lascio perché ti amo troppo”, “ti lascio andare perché voglio il tuo bene”. Frasi così può dirle un comico che sa renderne bene l’assurdità, ma nella vita vera scatenerebbero una reazione a dir poco isterica nell’innamorato. Ecco, soprendete il lettore con reazioni inaspettate dei vostri personaggi, che li rendano vivi. Molto spesso un aiuto valido, ad ottenere l’effetto sperato, risiede nel non detto, proprio come, ripeto, avviene nella vita tra le persone, che purtroppo quasi mai riescono a comunicare veramente.
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