Si conclude qui il nostro spazio dedicato al collettivo Kai Zen. Li ringraziamo con affetto per il tempo che ci hanno dedicato, sicuri che i lettori sapranno apprezzare i loro consigli per una scrittura “onesta” collettiva

Un salto di qualità si verifica quando gli individui che costituiscono l’autore collettivo accettano di buon grado che le regole di questo “gioco” trascendano le diverse individualità, così contribuendo alla costruzione dell’opera.

L’autore collettivo Paolo Agaraff è uno degli esempi più evidenti di un simile processo. Costituito da tre scrittori, Gabriele Falcioni, Roberto Fogliardi e Alessandro Papini, che hanno pubblicato per Pequod due romanzi (Le rane di Ko Samui e Il sangue non è acqua) dando vita a una inedita, per l’Italia, forma di narrativa fantastica con accenti lovecraftiani e al contempo toni umoristici. Ulteriore elemento di originalità è dato dal fatto che entrambi questi romanzi sono stati sviluppati e diffusi dagli autori anche sotto forma di giochi di ruolo, e anzi il loro secondo libro, “Il sangue non è acqua”, è nato prima come gioco di ruolo e solo in un secondo momento è stato elaborato in forma letteraria.

Il concetto di gioco di ruolo viene ripreso anche da Wu Ming 1 in un’intervista rilasciata a Henry Jenkins e apparsa sul suo blog, nella quale l’autore, parlando delle strategie del lavoro dei Wu Ming e dell’identità multipla Luther Blissett (il cosiddetto “condividuo”) così ne spiegava la genesi: Perché non far partire un gioco di ruolo completamente nuovo, usando tutti i media disponibili al momento, per diffondere la leggenda di un nuovo eroe popolare, alimentato dall’intelligenza collettiva?

Pur muovendo da un approccio meno programmatico e militante nel campo del mediattivismo rispetto a Wu Ming, l’ensemble narrativo Kai Zen (del quale faccio parte) è nato proprio da uno di questi momenti aggregativi. A romanzi per così dire “classici”, con una struttura chiusa e realizzati unicamente dai quattro effettivi, si affiancano progetti più sperimentali e aperti, che nascono e vengono sviluppati col supporto di un sito internet dedicato.

Una simile abitudine non incide solo sull’organizzazione del lavoro, sulla astratta metodologia da applicare, ma si riflette nella disponibilità, mi si passi il calembour, a mettere in gioco il proprio ruolo di scrittore in un confronto continuo fra i componenti del collettivo e con soggetti esterni a esso (lettori, altri scrittori, critici). Una disponibilità che è generalmente comune a tutti gli autori collettivi più dinamici e che probabilmente deriva dalla stessa consuetudine all’utilizzo della rete informatica come strumento di espressione.

Si pensi ancora al già citato memorandum sul New Italian Epic pubblicato solo in una versione riveduta e corretta in virtù delle riflessioni alimentate dal dibattito allargato verificatosi in rete. O ai racconti ulteriori e rizomatici aggiunti, a cura dei lettori, sul sito dedicato da Kai Zen al romanzo La strategia dell’ariete, all’iniziativa simile di Wu Ming per il romanzo Manituana, o ai romanzi aperti (di Kai Zen o del metodo S.I.C.).

Vi rinnoviamo, infine, l’invito ad aggiungere a questo scaffale già ben fornito, i vostri libri collettivi preferiti. Segnalateci tra i commenti quali sono quelli che avete letto e consigliereste agli altri lettori di Storia Continua.

Lo scaffale dei libri degli autori collettivi/2 ultima modifica: 2010-12-28T17:07:13+00:00 da Sonia Lombardo