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Bellissima

Ad aspettare Marco Levanti in un cortile di Via delle Metamorfosi c’era l’agente Benatti.
- Dimmi tutto Ben.
- Donna. Michelle De Luca. Trentadue anni. Nessuna richiesta di riscatto.
- Chi c’è su?
- Il marito, lo stanno interrogando… Ma… ispettore è venuto a piedi?
Entrando nella villetta a due piani, appartenenti entrambi ai coniugi, Levanti s’inchiodò alla vista di un poster delle dimensioni dell’intera parete, in bianco e nero, raffigurante una donna coperta solo d’un velo. Si voltò verso Benatti.

scrittura collettiva Lunedì ore 6,00 – Si, è proprio lei – disse l’agente.
“Bellissima” l’ispettore non riusciva a pensare ad altri aggettivi per descrivere Michelle De Luca.
Suo marito Carlo – un ultra trentenne già affetto dai primi sintomi di calvizie, ma dall’aspetto raffinato nel suo completo grigio di marca – s’intratteneva con gli agenti rispondendo all’unica domanda rivoltagli fino ad allora:
- Signor Alberti, quando ha visto l’ultima volta sua moglie?
- L’ho già detto questo. Ieri pomeriggio. Sono andato a trovarla al locale ieri pomeriggio.
- Com’erano i vostri rapporti signor Alberti?
- Perché continuate a farmi sempre le stesse domande? Ve lo ripeto, sono buoni. Ieri, per esempio, non sapeva che sarei passato, ho voluto farle una sorpresa. Alle donne piacciono queste cose no?
Levanti fece cenno ad un’agente di avvicinarsi e chiese sottovoce a che locale si riferissero.
- Quello gestito dalla De Luca, un pub in centro.
- E’ rimasto chiuso oggi?
- No signore. A quanto pare l’Alberti ha dei collaboratori che se ne stanno occupando.
L’ispettore attraversò l’ampio salone arredato di bianco, con la sensazione di rimpicciolire ad ogni passo nel suo impermeabile bianco “troppo” sporco che aveva dimenticato di togliere prima di spingere l’auto per chilometri fino alla stazione di servizio.
- Buon … uhm uhm – un colpo di tosse per schiarirsi la voce che aveva squillato come quella di un ragazzino – uhm buon giorno signor Alberti, sono l’ispettore Levanti.
- Finalmente ispettore. Non ne posso più di questo interrogatorio, mi sembra di essere accusato. E di cosa poi? Io sono sicuro che le è accaduto qualcosa.. qualcosa di brutto. Stamattina presto sono uscito a cercarla, ho fatto pochi passi, la sua macchina era qui fuori, non c’erano documenti né cellulare ho provato a chiamarla, ma niente niente è sempre spento! – Carlo si sciolse in un pianto da bambino – Ho provato a cercarla negli ospedali, ma anche lì non ne sanno niente! Che mi dice ispettore, le è capitato qualcosa di brutto?
- Capisco signor Alberti – Levanti sedette su una poltrona come se ci si dovesse arrampicare. Rimase un po’ a mezz’aria, timoroso di macchiare il tessuto immacolato con il grasso appiccicato al suo soprabito.
- Si calmi e cerchi di rispondermi: esiste la possibilità che qualcuno avesse motivi di astio nei confronti di sua moglie oppure ha notato qualcosa d’insolito ultimamente?
- Sa con il nostro lavoro dobbiamo necessariamente essere cordiali con tutti, però un fatto strano è accaduto mesi fa: è entrato qualcuno, crediamo dalla portafinestra della camera da letto che la donna di servizio aveva dimenticato aperta, ma a parte un paio di cassetti in disordine non mancava nulla.
- Ricorda esattamente quando è successo?
- Più o meno tre mesi fa.
- Va bene così signor Alberti. Non si preoccupi risolveremo tutto.
L’ispettore fece per uscire, Benatti lo raggiunse sull’uscio.
- Dove va ispettore?
- A prendere un aperitivo.

REC :

Non c’è dubbio, Michelle De Luca è una donna affascinante, molto affascinante … sì lo è decisamente. Sposata ad un uomo che dimostra il doppio dei suoi anni, cosa non eccezionale date le sue risorse economiche. Secondo l’Alberti Carlo, Michelle chiude il pub circa alle 4:45, torna a casa, posteggia l’auto e sparisce. Testimoni: nessuno.

STOP.

Il locale era grande almeno il doppio dell’appartamento degli Alberti e non un semplice pub come gli era stato riferito, si dislocava su due piani con sala ristorante e pista da ballo. Nel momento in cui l’ispettore vi mise piede sentì lo spostamento d’aria provocato da una ventina di teste che si voltarono nello stesso istante. Marco Levanti non si era adeguatamente preparato ad un ambiente così sofisticato, pensò che avrebbe dovuto rivelare subito la sua identità. Invece, se la cavò pagando un caffé il doppio del valore effettivo e tutti tornarono ad ignorarlo. Dietro il bancone c’erano due ragazzi eleganti, anche se eccessivamente curati nei dettagli: dalla punta ossigenata dei capelli fonati fino ai calzini abbinati alle camicie. “Due checche” come commentò in seguito Levanti.

- Quando stanotte non l’ha vista tornare, Carlo mi ha subito chiamato per chiedermi di aprire – disse uno di loro. L’altro rincarò la dose.
- Io lo sapevo che prima o poi sarebbe finita così, gliel’ho sempre detto che l’avrebbe fatto soffrire.
- Avresti voluto farlo soffrire tu, di la verità? Un po’ ci speri che Michelle non torni.
- Carina non dirle neanche per scherzo ste’ cose, perché … ok è la verità. CONFESSO!
Risata generale. Anche Marco Levanti rise e forte sovrastando le voci di tutti gli altri.
- Bella questa … Ah! Davvero divertente – di colpo si fece serio – immagino che voi siate i collaboratori del signor Alberti?
- Chi vuole saperlo?
- Marco Levanti – disse mostrando il tesserino – indago sulla scomparsa di Michelle De Luca. Continui pure: perché pensa che sarebbe finita così?
I clienti che prima si affollavano intorno ai due baristi pettegoli, ansiosi di apprendere i risvolti piccanti della vicenda, si dispersero fra i tavoli. I ragazzi abbassarono il tono della voce, sporgendosi dal bancone, parlarono alternandosi le battute secondo quella che Levanti considerò una deformazione professionale.
- Vede ispettore, Michelle aveva un modo molto … ecco … diciamo personale di svolgere questo lavoro.
- Certo, bisogna riconoscere che da quando Carlo ha stabilito di lasciarle la gestione, gli affari vanno a gonfie vele!
- Si dedicava principalmente ai fornitori …
- Li portava in ufficio e non voleva essere disturbata …
- Finché l’affare … – il ragazzo portò le mani all’altezza della testa, con indici e medi alzati mimò le virgolette – l’affare non si fosse concluso.

- Pronto, Ben? … Mi senti? Ora mi senti? – Marco Levanti rifugiatosi in un angolo del locale per telefonare, si esibì in una serie di numeri da contorsionista – Ascoltami bene: voglio una lista dettagliata di fornitori, rappresentanti, impiegati. Tutti quelli che sono passati da qui, siamo intesi?
L’agente non era sicuro di aver capito, ma rispose comunque.
- Sì … ZZZ … isptto subt …ZZZ.

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