Giulia non si alza mai dal letto, è così che vive, anzi non era proprio vivere e nemmeno morire, era sparire lentamente. Si addormentava ogni notte pensando a come sarebbe stata la sua vita se al risveglio si fosse accorta di aver perso la memoria, di non riconoscere nessuna delle persone che ne facevano parte.
Ecco come comincia la sua storia, con un sogno interrotto.
Sentiva la nausea dei postumi da sbronza, non sapeva bene dove si trovava, niente in quella stanza le appariva familiare. Barcollando afferrò la maniglia della porta ed uscì fuori. Le pareti erano di un bianco luminoso e sfocato. Giulia avanzò tentoni sull’oscillante scacchiera del pavimento, percorse un lungo interminabile corridoio, che quasi le sembrava fosse strascorsa un’eternità quando arrivò sulla soglia di quella cucina.
Cinque persone sconosciute si preparavano per la colazione intorno ad una tavola, c’era un buon odore e tutti l’accolsero con grandi sorrisi; la conoscevano.
- Vieni Giulia, mangia qualcosa con noi.
La donna in grembiule con i capelli raccolti dietro la nuca in uno chignon, un vortice perfetto di capelli dorati, si avvicinò e prese a strattonarla.
- Non sei ancora sveglia? Giulia sveglia!
Aprì gli occhi, non del tutto, ma abbastanza per riconoscere il viso della ragazza china sul suo letto. Dire che le rispose è decisamente esagerato, quella non era una risposta, era più un grugnito per supplicare di lasciarla in pace.
- Come hai fatto ad entrare?
- Mi hai dato la chiave non ricordi?
- Dovevo essere impazzita … No ti prego chiudi quella finestra!
- Devi alzarti. Hai idea di che ore sono?
- A dire il vero non m’interessa.
- Io te lo dico lo stesso: sono le due.
- E allora?
- Allora scendi da quel letto non puoi continuare a dormire così con quella roba addosso, cos’era un pigiama?
- Vale, credimi, non ho un gran che da fare oggi.
- Ti sbagli, ti ho rimediato un lavoro.
- Un che cosa?
- Un lavoro, proprio così, in quel negozietto carinissimo in centro. Ci siamo state insieme qualche tempo fa. La ragazza che ci lavora sta andando via e il proprietario cerca una sostituta.. una persona fidata. Ti devi presentare tra due ore, vuole prima conoscerti, quindi va a farti una doccia.. ne hai bisogno, così di certo non fai una buona impressione.
- No dai … non mi va … e poi, io ce l’ho già un lavoro.
- Davvero? Da quanto tempo non vendi più una fotografia?
- Se ci penso mi viene quasi da piangere – nascose la testa sotto il cuscino – Sai, stavo facendo un bel sogno …
- Non capisco niente se mi parli da lì sotto.
Giulia le scagliò contro il cuscino e con la sua mira infallibile nell’evitare i bersagli, distrusse anche l’ultima cornice che resisteva impavida attaccata al muro. Adesso proprio tutte le sue foto erano sparse in giro per il pavimento.
- Ecco, sarai contenta – disse Vale, lasciandosi sfuggire una vocina isterica.
- Dicevo che ho fatto un bel sogno – proseguì indifferente Giulia – perdevo la memoria. Ero a casa con i miei e mi sembrava di vederli per la prima volta. Mi sentivo leggera, rinata.
Ancora distesa supina gesticolava con le mani sollevate ad accarezzare l’aria e gli occhi dispersi nel vuoto, assaporava sensazioni che non era del tutto in grado di descrivere sebbene quel sogno ricorresse spesso, così spesso che le sembrava di viverlo sul serio.
- Per questo dormo sempre – si drizzò in ginocchio sul letto tutta protesa verso l’amica – te l’immagini? Non ricordarsi più da dove si proviene, avere la possibilità di inventarsi una nuova personalità. Immagina avere il coraggio di … non so …
Vale ascoltava quei discorsi con un fastidioso senso di compassione, non era abituata a vedere Giulia in quello stato di simbiosi con il divano-letto, quartier generale di un monolocale caotico e privo di servizi. Stentava a riconoscerla, ma non poteva frenare l’istinto di accudirla, difenderla da se stessa.
- Ti preparo un caffé, ok? – le disse tanto per sdrammatizzare.
Giulia si ritrovò davanti lo specchio del cesso colmo di piatti incrostati e panni da lavare a contemplare un corpo in cui non si riconosceva: alzava la maglietta, si metteva di profilo trattenendo il respiro, ma la pancia restava sempre lì floscia e prorompente. La sua vita era scandita da cicli continui di diete e chili da perdere. “Tra due farò quel esame, tra cinque quel viaggio e quando sarò perfetta uscirò da qui”. Intanto se ne stava davanti allo specchio a cercare una traccia di se stessa su quella faccia che non credeva essere più sua.
- Appena dimagrisco mi rimetto in carreggiata, si, appena dimagrisco. Mi hai sentito?
- Ti va di venire ad una festa? L’ha organizzata quel ragazzo, quello carinissimo che ti dicevo…
“ E ti pareva, non mi ha sentito per niente”.
Vale fece capolino dalla porta del bagno con un tazzone fumante di caffé nero “sicuramente amaro” pensò tra se e se Giulia. La sua amica fingeva di non ascoltarla, invece, la prendeva sempre sul serio e dopo tutti quei discorsi sulla dieta Vale le aveva porto quel caffé con un sorriso che nascondeva un’aria di sfida, falsamente tenero.
- Bevilo – si era raccomandata, sfidando Giulia ad iniziarla veramente quella dieta.
Mentre sputava tra i piatti già sporchi nel lavandino, sentì Vale urlarle ancora:
- Ricordati di richiamare tuo fratello!
- Perché?
- Dimenticavo di dirti che ha telefonato mentre dormivi. Sembrava un po’ agitato. Ciaooo!






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