Un’iniziativa di Antonio Tombolini, fondatore di Simplicissimus Book Farm:
Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura che con l’avvento del digitale (ebook, enhanced books, applicazioni varie, ecc…) rischia l’estinzione. Così come, insieme allo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono, ovvero i libri.

Ma come? La mente che ha ideato la prima ebook company italiana, che si scaglia in difesa del caro vecchio libro?
Eppure, dopo un’attenta lettura del Manifesto si comprende come le due cose non si escludano a vicenda. Tutto a sta nel capire cosa si intende per “libro”.

Tombolini parte dalla definizione che ne ha dato Kevin Kelly in suo articolo: “Un libro è un contenitore di storie, argomenti e conoscenza, che richiede più di un ora per essere letto. Un libro è completo, nel senso che è costituito da un inizio, uno svolgimento ed una fine.”

Se nel passato veniva definito libro tutto ciò che stava stampato e rilegato tra due copertine, oggi, che abbiamo ridotto le sue componenti principali in piccoli pezzi fatti di bit immessi nella Rete, il suo scopo rimane comunque quello di stimolare l’attenzione.
“A book is an attention unit” sostiene Kelly; un momento di riflessione per confrontarsi con se stessi e con il mondo.

E’ partendo da questo presupposto che lo Slow Reading Manifesto trova la sua ragion d’essere: nel mettere in guardia i lettori dai rischi della Snack Information, del sempre più rapido, corto, veloce, efficiente anche se insipido.

Come già sosteneva Ray Bradbury quando in “Fahrenheit 451” scriveva:

“Nel ventesimo secolo il moto si accelera notevolmente. I libri si fanno più brevi e sbrigativi. Riassunti. Scelte. Digesti.
La vita diviene una cosa immediata, diretta […] Perché imparare altra cosa che non sia premere bottoni […] Più vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni ovunque! La gente assimila sempre meno […] la tecnologia, lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto lo scopo, grazie a Dio! […] Dobbiamo essere tutti uguali. [….] Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino, sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura.

Ma la cura non sta nel fuoco, bensì proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della Rete.

A quali condizioni? Si tratta prima di tutto di prendere atto della realtà:

  1. La transizione alla fruizione digitale dei contenuti – libri inclusi – è (piaccia o no, e a me piace un sacco) inevitabile e inarrestabile.
  2. La disponibilità di strumenti multifunzione sempre più portabili, rapidi, potenti e always on (portatili, tablet e smartphone soprattutto) spinge inevitabilmente nella direzione del Fast Reading, del consumo di pillole di lettura sempre più brevi, rapide, facili, e spesso a rischio di uniformità e superficialità.
  3. La disponibilità di strumenti specializzati nella lettura di testi (ereader con schermi e-paper che emulano la carta stampata) crea, per ora in una nicchia limitata rispetto ai tablet ma comunque già molto significativa, una opportunità di esercizio dello Slow Reading digitale.
  4. Editori ed autori che osteggiano o si adeguano con riluttanza alla diffusione degli ebook recano solo danno alla causa dello Slow Reading e del futuro dei libri. Sempre che sia realmente questo che hanno a cuore, e non innanzitutto ed esclusivamente i loro contingenti profitti.
  5. Editori ed autori che, in nome di una malintesa modernità, spacciano per ebook, e dunque per libri, pezzetti di testo brevi, rapidi, alla ossessiva ricerca di una facilità di lettura, fanno solo danno allo Slow Reading e alla causa del futuro del libro ai tempi del digitale.
  6. Lo Slow Reading, e con esso il libro, avranno un futuro soltanto se sapranno trovare posto nel cuore della modernità, del digitale e della rete.

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, come catalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

Che fare per aderire allo Slow Reading Manifesto:

  1. Non dire più “Ho comprato un ebook, ho letto un ebook“, se poi quel sedicente ebook si esaurisce in poco più che un raccontino brevissimo, o un estratto di un libro intero, o un articoletto.
  2. Usare prevalentemente l’ereader a inchiostro elettronico per leggere ebook: niente navigazione online, niente colori, niente interruzioni e distrazioni, niente riflessi alla luce del sole.
  3. Usare anche il tablet e il computer e perfino il telefonino ogni volta che non si può per qualsiasi motivo usare l’ereader, ma disattivando la connessione per tutto il tempo di lettura.
  4. Partecipare a gruppi di lettura (online e no), cercando di sensibilizzare sulla necessità di salvare lo Slow Reading dall’estinzione.
  5. Cercare di condividere questo Manifesto per farlo crescere e diffondere.

Antonio Tombolini parlerà dello Slow Reading Manifesto al prossimo EbookCamp di Loreto, sul quale vi aggiorneremo molto presto.

Slow Reading Manifesto ultima modifica: 2012-09-26T19:13:55+00:00 da Sonia Lombardo