Allora, che ne pensate della serie dedicata alle novità che attendono gli scrittori indipendenti in questo 2016?

Tirando le somme, si può affermare che assisteremo ad una fusione di generi, tra televisione, cinema e romanzo, ma che comunque la narrativa seriale continuerà fare da padrona. Tendenza strettamente collegata all’aumento della lettura sui dispositivi mobili. Infatti, come abbiamo visto, dai nuovi scrittori ci si aspetta la capacità di creare storie direttamente per il digitale, o comunque di integrare il classico romanzo con contenuti “liquidi” (che dopo “storytelling” è uno degli ultimi termini di tendenza 🙂 )

Facciamo, adesso, un’ultima considerazione su come muoversi da indipendenti in un mercato che diventa sempre più a portata di clic.

Secondo l’International Publishers Association, gli Stati Uniti costituiscono il 30% del mercato dell’editoria mondiale. Seguono Cina, Germania, Giappone e Regno Unito, che insieme ne costituiscono un altro 30%. L’Italia si attesta solo al 3% insieme alla Spagna.

In pratica, gli Stati Uniti da soli riescono ad eguagliare i risultati di ben 4 paesi. E se prendiamo in considerazione i tassi di adozione di libri digitali, il divario cresce ulteriormente: nel 2014 l’ebook ha rappresentato il 22% del mercato USA.

Il 65% delle vendite avviene tramite Amazon.com, una percentuale che sale al 74% se si prendono in considerazione le vendite di ebook senza ISBN. A fare meglio, tra gli store non USA del network di Amazon, è solo Amazon.co.uk, che rappresenta ad oggi il secondo più grande rivenditore di ebook in lingua inglese in tutto il mondo.

Insomma, non vi sembra giunto il momento di iniziare a pensare ad un livello più globale?

KDPRoyaltyPricing Come sostiene Jane Friedman, l’unico modo per gli autori indipendenti di crescere è concentrandosi sui mercati internazionali.

Sembra un gioco da ragazzi, soprattutto per chi utilizza servizi di autopubblicazione come Kindle Direct Publishing; basta spuntare l’apposita casella per concedere il permesso di distribuzione dell’opera al di fuori del territorio nazionale. Ma l’operazione non ha molto senso se non si ha un libro ben tradotto e gli strumenti per farlo conoscere anche all’estero.

Vediamo, allora, quali sono le altre opzioni disponibili:

la traduzione in crowdsourcing, tramite piattaforme come BabelCube e FibeRead, che vi consentono di proporre il manoscritto a più traduttori, attendere le loro offerte e quindi riuscire a spuntare il miglior prezzo possibile. I servizi comprendono anche la vendita e la commercializzazione del libro in cambio di una percentuale sui ricavi.

La vendita dei diritti di traduzione tramite un intermediario, come IPRLicence o PubMatch, che vi metterà in contatto con editori internazionali potenzialmente interessati ad acquisire il vostro materiale o parte di esso.

Infine, potreste pensare di sottoporre il libro ad AmazonCrossing, una divisione di Amazon Publishing, dedicata appunto agli autori autopubblicati che vogliono farsi conoscere anche all’estero. Alcuni dei loro autori sono già arrivati in Italia, chissà che voi non sarete i prossimi a sbarcare oltreoceano.

Autopubblicare un libro nel 2016: è il momento di concentrarsi sui mercati internazionali ultima modifica: 2016-01-21T20:54:30+00:00 da Sonia Lombardo