Unilibro e Libri su libri presentano “Ridi che ti passa”, primo concorso Unilibro 2010. Lo scopo è quello di selezionare 12 racconti che saranno pubblicati in un’antologia dal titolo omonimo, rilasciata in formato ebook e cartaceo.
I partecipanti al concorso dovranno inviare un racconto di 15.000 battute (spazi inclusi) entro e non oltre il 15 ottobre 2010. Il tema è libero ma l’impronta deve essere ironica e/o comica.
Per partecipare al concorso è necessario compilare e inviare insieme al racconto l’approvazione del regolamento e relativa liberatoria.
L’invio dei racconti dovrà avvenire a mezzo posta elettronica in formato Word (.doc) all’indirizzo c.letterario@unilibro.it ed in forma cartacea a Librisulibri – Viale Le Coste, 2 – 06062 – Città della Pieve (Pg).
La giuria è composta dalla redazione di Libri su Libri e la notifica dei 12 racconti vincitori avverrà la prima settimana di novembre 2010 a mezzo posta elettronica.
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Massimo Vaj
Non devo aver capito bene i termini del concorso, perché sembra impossibile che mi si chieda di scrivere senza avere in cambio altro che la paternità dello scritto, costituita dal mio nome, in calcestruzzo spiumato, sotto al racconto. Ditemi che non so leggere, vi prego…
Camilla
Tranquillo Massimo, non sai leggere
Forse quello che hai letto posso spiegartelo così: il tuo racconto, se mai dovesse essere pubblicato, non potrà partecipare a nessun altro concorso e non potrà essere pubblicato da nessuno se non da Unilibro.
La paternità non c’entra, se l’autore del racconto sei tu, verrà scritto.
Spero di aver sciolto il tuo dubbio
Massimo Vaj
Oltre a non saper leggere non mi so neppure spiegare…
Intendevo dire che l’unica remunerazione sarebbe costituita dalla pubblicazione del racconto. Come spiegare a un muratore che al posto del salario ci sarà il suo nome, sul cartello esposto dei permessi per costruire. Non ci scommetterei lo stipen… il salario che non percepisco, ma questa volta giurerei, sui figli che non ho, di essermi espresso con chiarezza.
Caro Massimo, ma chi è Camilla?
È una persona della redazione di Libri su Libri, alla quale ho posto il problema della schiavitù che tanto attira i novelli aspiranti al successo editoriale a tutti i costi, e sui quali molte case editrici lucrano senza provare vergogna, anzi, fanno pure selezione preventiva, scartando gli illusi di poco valore…
Questi sono i due successivi messaggi:
Elda
Sì Massimo, la remunerazione consiste nella pubblicazione e, credimi, sappiamo e capiamo benissimo il tuo disappunto.
Purtuttavia, non demordere! Una pubblicazione non è poi tanto male, no? Insomma, da cosa nasce cosa…
Dal canto nostro, ti mandiamo una puntina di ottimismo nella speranza di ricevere anche il tuo racconto
Massimo Vaj
No, non vi spedirò nulla. Ritengo sia scorretto che delle case editrici approfittino degli scrittori per guadagnare senza spese aggiuntive. Ho spedito, regalando, racconti a chi devolveva a categorie bisognose di persone come è quella del Filo d’Oro. Io non faccio beneficenza ai ricchi.
Chi scrive anelando al successo editoriale prima che a quello della propria interiorità, conseguenza del rispetto dei valori universali, merita questo genere di truffe volgari. Tutti i truffatori si appoggiano, nell’intessere le loro trappole, ai famelici bisogni degli individui da catturare.
Allora tutti i concorsi sono truffe, almeno la maggior parte di quelli che come premio mettono in palio la pubblicazione.
È talmente ovvio! Questo è il continuo del dialogo:
Lorenza
Massimo, potremmo continuare per molti, molti commenti ancora, ma a questo punto ci rendiamo conto che la tua rabbia è più forte di qualsiasi logica. Il concorso è libero e facoltativo, è un’opportunità per chi vuole cimentarsi con la scrittura umoristica. Coloro che dimostreranno di avere talento, verranno notati, e allora può darsi che qualcosa succeda. Ma se non fai, non sai. Se hai altre contestazioni, che ritengo a questo punto essere generalizzate e basate su idee preconcette, ti prego di scrivere in privato alla redazione, tanto ormai come la pensi lo abbiamo capito.
Massimo Vaj
RIDI CHE TI PASSA è un titolo appropriato. Il fatto che nel bando non abbiate detto per quanti decenni sarete proprietari dei racconti che non pagherete indica le vostre reali intenzioni. A me non resta altro che farvi, in tutti i luoghi frequentati dagli scrittori di questo mondo, la giusta pubblicità al vostro senso degli affari. Signore e signorine della redazione sappiate che sarebbe stato più in sintonia, con le vostre reali intenzioni, chiedere racconti attorno alle miserie dell’egoismo umano, ché qui non c’è proprio niente da ridere.
Vedi Scrid, questi editori si muovono in una legge che li indica, previo l’assenso che ti faranno firmare, come gli unici soggetti aventi il diritto di pubblicare e commercializzare, per venti anni, ciò che hai scritto e inviato loro, nella contentezza di aver colto un’opportunità. Se non fossero dei truffatori che bisogno avrebbero di farti firmare la perdita del tuo diritto di pubblicare altrove uno scritto che non ti hanno pagato?