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UnaCopia, per libri illeggibili

Giulio Mozzi, di Vibrisse, ha fondato una nuova casa editrice senza scopo di lucro, ma con l’obiettivo di produrre libri in una sola copia.

“Se possibile, i libri dovrebbero essere anche illeggibili, intrasportabili, indefinibili, inutilizzabili” sottolinea l’editore.

Per capire meglio di cosa si tratta ecco il primo progetto lanciato da Unacopia: si invitano i partecipanti ad inviare entro il 30 Settembre, una pagina in formato verticale, di materiale non rigido o deperibile – carta, stoffa, gomma o altro – su cui illustrare qualcosa che richiami l’idea dell’unicità.

“Un testo, un’illustrazione, un collage, un oggetto applicato, un buco, qualunque cosa il cui spessore non superi – se possibile – il centimetro”.

Il tutto verrà rilegato secondo dei criteri che diano all’opera un senso. Lo assicura lo stesso Mozzi: “Provvederò poi a confezionare il libro: rilegando, se possibile, o realizzando un contenitore, se più opportuno, o agendo in qualunque modo sensato mi venga in mente”.

“I libri eventualmente prodotti saranno amorevolmente conservati dal fondatore. Potranno essere presentati a concorsi e premi; potranno essere venduti a collezionisti o messi all’asta. I proventi delle vendite saranno impiegati per produrre nuovi libri”.

State già pensando al soggetto che possa ricreare il concetto di unicità su una pagina di 15×20 cm al massimo? Scriveteci le vostre idee nel forum dei commenti.

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One Response

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  1. Massimo Vaj says

    Credo sia un’iniziativa volta a farsi pubblicità, considerato che Giulio Mozzi scrive per Mondadori e Einaudi e ha un atteggiamento molto sospetto, e anche difensivo delle proprietà berlusconiane. Ho avuto modo di appurarlo leggendo i suoi interventi su Nazione Indiana, blog “culturale” più vicino ai salottini colti del nulla ideologico tipico della borghesia ottocentesca, coltivato da personalità intrise di valori stupidi e di discutibile “buon senso”, con derive destrose, sinistrose e financo centrali da paura. Un posto dove l’imbecillità impera nella convinzione di detenere il primato salottiero italiano sul Web. La ragione per cui si nascondono dietro un titolo come è “NazioneIndiana”, che lascerebbe intuire valori interiori e spirituali come quelli dei popoli nativi d’America, è facle a intuirsi: camuffamento per attirare polli in discussioni che hanno l’unico pregio di mostrare quanto sia di scarso valore discutere senza avere princìpi solidi e fissi dai quali far procedere teorie che non si giustifichino solo attraverso un fumoso quanto evanescente “buon senso comune”. Per queste ragioni da quel blog ho levato l’ancora e, non ancora contento, l’ho pure disinfettata dal tocco di quelle personalità così pettegole, immature anche se vecchie e infantili. Nazione Indiana è luogo, a mio parere, da frequentare per il tempo necessario a capire cosa evitare per evitare di rimbecillirsi del tutto.



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